martedì 16 maggio 2017

Recensione 'I tre volti di Ecate' di Vito Santoro


Buongiorno lettrici e lettori! In questo martedì che, almeno dalle mie parti, profuma d'estate, vi lascio la recensione di un romanzo ambientato nella mia terra, nel brindisino per l'esattezza. Un noir dalle tinte fosche per la cui lettura devo ringraziare la casa editrice Edizioni Spartaco. Mettetevi comodi, si comincia!





I tre volti di Ecate
Vito Santoro


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Noir
Pagine: 185 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Alberto e Dario sono ladruncoli, ragazzi difficili che sarebbero piaciuti a Pier Paolo Pasolini. Da una villa lussuosa i due rubano un reperto di valore, la statua di Ecate, una delle divinità più misteriose della iconografia greca, traghettatrice delle anime degli uomini nel regno dei morti. Il giorno dopo il colpo, accanto ai piedistallo vuoto, c'è il cadavere di uno sconosciuto. Chi è e perché è stato ammazzato? Del caso si occupa il commissario Nebbio, poliziotto sadico e corrotto. Attori e vittime di un gioco più grande di loro, Alberto e Dario chiedono aiuto a un miliziano solitario e dal passato in chiaroscuro, Mario Sforza, che s'impegna a tirarli fuori dai guai. Innanzitutto bisogna dar conto a Messala, ricco proprietario di un albergo, committente del furto. Ha agito per sé o per altri? E che fine ha fatto la statua? Il triplice aspetto della dea - una donna giovane, una adulta e una anziana - è un'allegoria dei modi con i quali l'uomo, nelle diverse età, riconosce e affronta la propria fine. Analogamente i protagonisti del romanzo sfideranno le tre facce della morte e saranno guidati da Ecate verso il loro inevitabile destino.



Ho letto questo romanzo in un giorno e mezzo, anche se lo si potrebbe portare a termine in uno soltanto perché è una di quelle letture che non solo tengono compagnia ma calamitano l'attenzione del lettore.
Come ho già accennato all'inizio, è ambientato in Puglia, nel brindisino, ma tocca anche Cesme, in Turchia, e Sant'Agata dei Goti, nel Sannio beneventano. E, così come la maglia del racconto si espande geograficamente andando a toccare punti differenti sulla cartina, alla stessa maniera diverse saranno le figure coinvolte nell'intera vicenda.

Tutto ha inizio con un furto su commissione, una statuetta di bronzo. Un lavoro pulito per Dario e Alberto, organizzato alla perfezione. Nella villa del Conte non avrebbe dovuto esserci nessuno, invece è comparso, a sorpresa, un uomo armato. Alberto lo colpisce con la statuetta facendo sì che, il mattino seguente, venga ritrovato cadavere ai piedi della teca ormai vuota. Da questo momento in poi inizia una vera e propria caccia all'uomo, anzi agli uomini, nella quale sarà coinvolto anche il Commissario Nebbio che, dall'alto della sua corruzione, si prodigherà in prima persona per abbattere tutti i birilli coinvolti in quella che avrebbe dovuto essere una rapina semplice e, soprattutto, pulita.

Un imprevisto che cambia le carte in tavola, è questo il punto di partenza dell'intera vicenda. Imprevisto che, alla fine del romanzo, verrà svelato non essere tale. Ecco, la bravura dello scrittore risiede in questo: dare, ma allo stesso tempo non dare, punti di riferimento, coinvolgere il lettore nell'indagine fornendogli più di una pista da seguire, facendogli credere determinate cose, per poi stravolgere tutto nel finale, andando a risolvere anche quelle questioni che sembrerebbero essere rimaste in sospeso e che invece si rivelano essere per nulla casuali. Il romanzo è un vero e proprio rompicapo, un cerchio che, solo nelle battute finali, si chiude. 

Con un titolo che è un elogio al classicismo greco e che rimanda alla mitologia, I tre volti di Ecate rappresentano il cardine, il perno, attorno al quale far ruotare l'intera storia. Le sue tre facce, che scrutano punti lontani e diversi che le altre non possono vedere, rappresentano le varie chiavi di lettura che possono essere date al romanzo, così come le differenti verità che ci vengono fornite nel corso della narrazione. Inoltre, come una forza centripeta, la statua, è in grado di attirare a sé le vite delle diverse figure che si muovono sulla scena ed, in ottemperanza a quello che è il suo ruolo di traghettatrice le accompagna lungo il cammino che conduce al Regno dei Morti. Quasi fosse una maledizione, l'ambivalenza statua-morte è strettamente radicata in ogni singola pagina. 

"Una giovane, un'adulta e un'anziana. Tre età e tre rappresentazioni diverse, ma si tratta di un'unica donna. La più giovane impugna un coltello con il quale taglia il collegamento con la vita. È lei che recide il cordone che lega l'anima al corpo. Lo vedi il serpente che l'avvolge? Con la sua caratteristica di cambiare pelle simboleggia la trasformazione. Il serpente rappresenta il passaggio dalla vita terrena all'oltretomba. La donna con la corona e la fiaccola invece ha il compito di illuminare il cammino. Lei accompagna le anime lungo il percorso che conduce all'aldilà. Infine la donna anziana, la saggia, colei che custodisce la chiave che apre le porte degli inferi."


Con uno stile diretto, un ritmo coinvolgente e serrato e una scrittura in cui il punto di vista e gli scenari cambiano a seconda del personaggio che in quel momento prende possesso delle parole su carta, Vito Santoro ci presenta un romanzo ben costruito e strutturato. Un romanzo in cui tutti sono legati tra di loro a doppio filo, ma ognuno cerca di tirare i remi in barca per prendersi gioco del prossimo. Un romanzo in cui si parla sopratutto di scelte, giuste o sbagliate che siano, di rappacificazioni con il proprio passato e con il proprio presente, di ricordi che scottano la pelle, di gioventù bruciata dall'alcol, dalla droga e dalle rapine e di un destino a cui, ineluttabilmente, soccombere.
Un romanzo in cui tutti, un attimo prima, sono carnefici e quello dopo si trasformano in vittime sacrificali. 




2 commenti:

  1. non so se è più affascinante la tua recensione oppure il libro. :D
    comunque sia mi hai proprio messo la pulce all'orecchio, segno il titolo perchè prima o poi verrà il suo momento.

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    1. In realtà le mie parole scaturiscono dalla lettura del romanzo quindi, se la mia recensione ti ha affascinata, lo farà senza ombra di dubbio anche il libro ;)
      La pulce è lì :D

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