giovedì 19 aprile 2018

Recensione 'Vittoria' di Barbara Fiorio




Vittoria
Barbara Fiorio


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 267 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 8,99€


Vittoria non crede nella spiritualità dei manuali, negli aforismi da calamite e soprattutto non crede nei cartomanti: molto meglio un piatto di trenette al pesto con un'amica che farsi leggere i tarocchi. Fotografa genovese con alle spalle alcune pubblicità di successo, è sempre riuscita a navigare tra le difficoltà della vita grazie a un valido mix di buonsenso e ironia. Credeva anche di aver trovato l'amore ma, quando Federico se ne va, lasciandola sola in una casa piena di ricordi, il mondo le crolla addosso. Disorientata e in profonda crisi creativa, Vittoria si ritrova a quarantasei anni senza compagno, senza lavoro e senza sapere più con quali soldi comprare le crocchette a Sugo, il suo adorato gatto. A soccorrerla arriva un aiuto inatteso, sotto forma di un mazzo di tarocchi che suo malgrado, e nonostante il suo scetticismo, scopre di saper leggere con imprevedibile talento. E così, tra la carta dell'Eremita che le ricorda Obi-Wan Kenobi e la Ruota della fortuna che sembra un party psichedelico, nel suo salotto fanno la loro comparsa tanti volti nuovi, consultanti di ogni età che le portano uova fresche, insalatina a chilometro zero e ratafià in cambio di un vaticinio. Circondata da anime gentili che come lei cercano di rammendare il loro cuore spezzato, e da amici fidati che per mesi la incoraggiano e la proteggono, Vittoria senza rendersene conto tornerà pian piano ad ascoltare il mondo che la circonda ritrovando, insieme alla vena creativa, la forza di credere in se stessa.



Ho conosciuto Barbara Fiorio grazie al suo laboratorio di scrittura, gli Scrittori Pigri, dopo di che ho letto il suo romanzo Qualcosa di vero, di cui vi ho parlato proprio sul blog qualche tempo fa, ed ora, grazie alla nuova collaborazione nata con la casa editrice Feltrinelli, che ovviamente ringrazio infinitamente, ho potuto leggere in anteprima il suo nuovo, bellissimo e coloratissimo romanzo intitolato Vittoria.

Vittoria, nella sua accezione di nome proprio di persona, corrisponde, per l'appunto, al nome della protagonista della storia nata dalla magica penna della Fiorio. Tuttavia, in quel Vittoria, io ci vedo altro. Ci vedo l'esclamazione, le grida di giubilo di chi, alla fine di un percorso non proprio roseo, ce l'ha fatta e vuole farlo sapere al mondo intero. Per questo, ritengo, che la scelta di questo titolo non sia del tutto casuale anzi, se avrete modo di leggerlo, ed io ve lo consiglio, si rivelerà, alla resa dei conti, più che azzeccata.

Vittoria, una donna prossima ai quarantasei anni di età, ha dovuto sopravvivere alla potenza di un uragano, nella fattispecie la crisi esistenziale del suo compagno Federico che, se da una parte non può fare a meno di lei, dall'altra sente l'impellente bisogno di stare da solo, a coltivare il suo ego. Lasciata da quello che credeva essere l'amore della sua vita, con alle spalle un divorzio pregresso, Vittoria, che di professione fa la fotografa, si ritroverà anche senza lavoro, con una vena artistica in profonda crisi, una casa piena di ricordi che causano dolore e improvvise strette al cuore e l'impossibilità di sbarcare il lunario. Ma è mentre cerca di mandare "luce" a Federico ogni volta che lo pensa, di andare a trovarlo in sogno, da viva, e di credere che se è destino si ritroveranno tra un qualche millennio in altre sembianze, che Vittoria si ritrova tra le mani un mazzo di tarocchi. Perché, in fondo, il passo da fotografa a cartomante, anzi fotomante, è davvero breve.


"Mi sembra tutto una follia forza nove in cui dobbiamo cercare di non annegare. Qualcuno si aggrappa a una fede religiosa, a una spiritualità ben salda. La mia zattera è l'amicizia. La vedo, la tocco, è dimostrabile e mi tiene a galla, con una mano sotto il mento e un braccio avvinghiato per portarmi in rada senza farmi affogare. Ma in quel mare in tempesta ho perso i miei desideri, sono scivolati fuori dalle tasche e affondati."


In questo nuovo romanzo Barbara Fiorio tratteggia un personaggio femminile indimenticabile, in grado di bucare la pagina e conquistare il cuore dei lettori. Vittoria è innanzitutto una donna, con strappi da ricucire e ferite da sanare, e come tale porta con sé un bagaglio di amarezze, rimpianti, solitudini, assenze, fallimenti, macerie e ricostruzioni. Con un passato calpestato improvvisamente ed un presente più micidiale del previsto, Vittoria ci appare smontata come tanti mattoncini Lego, in un mondo dove l'apparenza sui social determina l'identità. 
Se da una parte, come fotografa, non si sente più sicura del suo sguardo sul mondo, dall'altra, come donna, inizia ad affacciarsi la paura di non avere la vocazione per la felicità. 

La bellezza del nuovo lavoro della Fiorio risiede proprio nella possibilità di osservare Vittoria ed il suo mondo, andato in pezzi, attraverso i suoi occhi. Il suo è un personaggio che ispira simpatia sin dal primo momento quando, arrancando per il centro di Genova, con fare circospetto e guardingo, si appresta ad incontrare una cartomante. La sua storia è un vero e proprio percorso ad ostacoli che ha come fine ultimo il reinventarsi, ricomponendo i pezzi di un puzzle che è la sua vita, recuperando il proprio senso dell'orientamento e la fiducia in se stessa. A farle da spalla un gatto di nome Sugo, con il suo topino pieno di erba gatta, ed un esercito di amici discreti, pronti a spuntare nei modi più imprevedibili.  

Ho apprezzato lo sguardo critico dell'autrice sulla nostra società, quella del lavoro sminuito, dei sogni disillusi, dell'importanza di essere social e di avere un seguito, quella che fa leva sulle fragilità altrui come fonte di guadagno sicuro perché in fondo, quando il futuro è incerto, è bene dare una sbirciatina all'ignoto. Il tutto affrontato con leggerezza, pungente ironia e ben amalgamato al contesto narrativo.

In questo lavoro, come la stessa Fiorio accenna nei ringraziamenti, ho ritrovato molto di lei sia come persona che come scrittrice. Con il suo stile inconfondibile ci racconta una storia principale a cui, tra malocchi da sfatare, relazioni da ricucire e amori da far sbocciare, se ne intrecciano molte altre. Vite che hanno conosciuto la tristezza, l'insicurezza, la sofferenza e che sono pronte a sbocciare e rifiorire. Tutto sta nel ricordarci, nei momenti bui, chi siamo, guardandoci riflessi in uno specchio o, ancora meglio, nei contorni di una fotografia. 





lunedì 16 aprile 2018

Recensione 'Le poche cose certe' di Valentina Farinaccio


Buongiorno lettori! Diamo il via ad una nuova settimana con la recensione di un romanzo che sembrerebbe non far rumore e invece ne fa tanto. Un romanzo bellissimo quello di Valentina Farinaccio per la casa editrice Mondadori che, ovviamente, ringrazio per la copia.




Le poche cose certe
Valentina Farinaccio


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 150 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 8,99€


"Arturo si era convinto di potere una vita speciale, ma poi non muoveva passi, verso l'ignoto, per paura di una vita vera. Il risultato era una vita fasulla, come quella delle formiche inoperose." È da dieci anni che Arturo non sale su un tram. L'ultima volta che lo ha fatto era un giovane attore di belle speranze e andava a incontrare una ragazza perfetta e misteriosa, con il nome di un'isola, quella leggendaria di Platone: Atlantide. Ma il destino cancella il loro appuntamento e, da lì in poi, niente andrà come doveva andare. Oggi Arturo è un quarantenne tormentato da mille paure. Mentre attorno tutto si muove, lui resta fermo, immobile, come un divano rimasto con la plastica addosso in quelle stanze in cui non si entra per paura di sporcare. Quando sale sul tram 14, che da Porta Maggiore scandisce piano tutta la Prenestina, ha un cappellino in testa per nascondere i pensieri scomodi e nella pancia il peso rumoroso dei rimpianti. E mentre i binari scorrono lenti, in una Roma che si risveglia dall'inverno, e la gente sale e scende, ognuno con la sua storia complicata appesa al braccio come una ventiquattrore, Arturo, che nella sua vita sbagliata ha sempre aspettato troppo, fa i conti con il passato, cercando il coraggio di prenotare la sua fermata. Perché nel posto in cui sta andando c'è forse l'ultima possibilità di ricominciare daccapo, e di prendersi quel futuro bello da cui lui è sempre scappato.



Con Le poche cose certe, per quel che mi riguarda, Valentina Farinaccio stravince. Questo succede per l'intensità e l'emozionalità di una storia struggente, per lo stile di scrittura cristallino, costituito da parole che si rincorrono e si agguantano e da frasi evocative che a tratti si lasciano sottolineare permettendo al lettore di vivere il romanzo nel senso più completo del termine, per quell'Anna e Marco di Lucio Dalla che funge da colonna sonora anche della mia di vita e per l'essere riuscita a mettere a nudo le fragilità e le debolezze del protagonista, di sesso maschile per giunta. 

Ed è per questo motivo che partirei propria da lui, Arturo
Arturo, che del protagonista del celebre romanzo della Morante porta solo il nome perché di diventare uomo, prima o poi, non ne vuole proprio sapere, è un inetto. Arturo, la stazza larga di chi può proteggere e distruggere, non ama nessuno, a cominciare da se stesso. Seduto sul fondo del tram numero 14, il cappello calato in testa a proteggere i pensieri, le mani nelle tasche alla ricerca del nulla, in una Roma che ha il colore dell'inizio di Febbraio, Arturo inizia a raccontarsi. 

Tra un passato che è stato lungo e lento ed un futuro che si è quasi scocciato di stare lì ad aspettarlo, tra andate, ritorni e ben poche fermate, tra sconfitte, amori perduti e amicizie sbagliate, la vita di Arturo scorre sotto l'occhio attento del lettore. Emerge chiaro il ritratto di un uomo che ha paura di molte cose: paura di vivere, paura di essere ancora quel bambino che, nel giorno del suo compleanno, soffia sulle candeline con accanto una bottiglia di Vov, paura di mettere un piede davanti all'altro per imparare a camminare, paura di affogare nel mare di possibilità a lui riservate, tanto che preferisce rinunciare.
Ma proprio quando tutto sembra perduto, quando anche i giorni felici diventano tristi, quando il non sentirsi all'altezza e l'ansia di dover nuovamente scappare la fanno da padroni, ecco che qualcosa è pronto a cambiare, se solo Arturo imparasse a stare in piedi.


"Perché le vite degli altri sembrano sempre più riuscite della nostra, ma poi sono sempre uguali alla nostra. E cambiano i nomi, cambiano i vuoti, cambiano gli spazi, ma quello che uno sente dentro, quando l'unica cosa che conta è che non ce la fa, è nient'altro che una straziante e banalissima routine di dolore."


Le poche cose certe è una storia che fa sciogliere il cuore e tremare le gambe perché, nell'inettitudine del protagonista, ogni lettore potrà ritrovare una parte di sé e delle proprie paure. Per giunta arriva un momento, durante la narrazione, in cui l'ansia di vivere di Arturo si riversa sul lettore che, se in un primo momento per quel personaggio non ha trovato delle giustificazioni plausibili, pagina dopo pagina si ritrova a fare il tifo per lui. Ogni volta che il tram si ferma, il lettore, come un passeggero sulla stessa tratta, lo osserva mentre cerca di trovare il coraggio necessario a prenotare la sua di fermata perché, prima o poi, Arturo dovrà scendere in campo, non potrà restare in panchina, per sempre, ad osservare le vite degli altri scorrere davanti ai suoi occhi e pensieri. 

Ho amato profondamente ogni singola pagina di questo romanzo, apprezzato la contrapposizione tra il movimento del tram, metafora del vivere, e la fissità di quel protagonista che ho imparato a conoscere poco alla volta, cercando di capirne le scelte, o meglio le non scelte, e sono arrivata alla conclusione che Le poche cose certe non sia un romanzo da tenere sul comodino, ma direttamente sul cuscino. Un romanzo che, in sole 150 pagine, affronta il famoso male di vivere e lo fa in maniera impeccabile, soppesandone l'importanza e producendo una melodia lieve ma bellissima.





domenica 15 aprile 2018

Sneak Peek Aprile!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 
 

Buona domenica lettori! Eccoci giunti alla metà del mese di Aprile e, conseguentemente, al nostro giretto virtuali in libreria. Ancora una volta l'offerta di nuove pubblicazioni è molto ricca e sceglierne solo alcune è diventato sempre più difficile. Diciamo che ogni mese ci si prova per cui, anche per questa volta, posso dire di esserci riuscita. Oltre al mio gusto personale, avrò accontentato anche il vostro? Chissà, forse sì. Intanto scopriamo insieme alcune delle uscite che potete già trovare, o troverete nei prossimi giorni, in libreria.






ALL'OMBRA DI JULIUS

- Elizabeth Jane Howard -
In libreria dal 9 Aprile


Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.







SARA AL TRAMONTO

- Maurizio De Giovanni -
In libreria dal 10 Aprile


Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.


mercoledì 11 aprile 2018

Recensione 'Sara al tramonto' di Maurizio De Giovanni




Sara al tramonto
Maurizio De Giovanni


Editore: Rizzoli - Genere: Giallo/Noir
Pagine: 360 - Prezzo: 19,00 € - eBook: 10,99€


Sara non vuole esistere. Il suo dono è l’invisibilità, il talento di rubare i segreti delle persone. Capelli grigi, di una bellezza trattenuta solo dall’anonimato in cui si è chiusa, per amore ha lasciato tutto seguendo l’unico uomo capace di farla sentire viva. Ma non si è mai pentita di nulla e rivendica ogni scelta. Poliziotta in pensione, ha lavorato in un’unità legata ai Servizi, impegnata in intercettazioni non autorizzate. Il tempo le è scivolato tra le dita mentre ascoltava le storie degli altri. E adesso che Viola, la compagna del figlio morto, la sta per rendere nonna, il destino le presenta un nuovo caso. Anche se è fuori dal giro, una vecchia collega che ben conosce la sua abilità nel leggere le labbra – fin quasi i pensieri – della gente, la spinge a indagare su un omicidio già risolto. Così Sara, che non si fida mai delle verità più ovvie, torna in azione, in compagnia di Davide Pardo, uno sbirro stropicciato che si ritrova accanto per caso, e con il contributo inatteso di Viola e del suo occhio da fotografa a cui non sfugge nulla. Maurizio de Giovanni ha dato vita a un personaggio che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano. Sara, la donna invisibile che, dal suo archivio nascosto in una Napoli periferica e lunare, ci trascina nel luogo in cui tutti vorremmo essere: in fondo al nostro cuore, anche quando è nero.



Maurizio De Giovanni torna in libreria e lo fa regalandoci una storia molto particolare, dalle tinte fosche. Una storia imbevuta di tristezza, dolore e malinconia che, per la prima volta, ha come protagonista un personaggio femminile.

Sara Morozzi è una donna provata dalla vita. Brillante graduata della Polizia di Stato, ora in pensione, era entrata giovanissima nell'unità speciale deputata alle intercettazioni non autorizzate. Per tutta la vita il lavoro di Sara è stato quello di ascoltare le storie degli altri grazie alla capacità di interpretare e decifrare segni e linguaggi. Il movimento delle labbra, la postura del corpo, la posizione della testa ed il tono della voce erano indizi fondamentali per il proprio lavoro, una condanna più che un dono che ancora oggi, alla soglia della mezza età, viene a farle visita di tanto in tanto. 
Nonostante abbia lasciato l'unità dopo la morte del suo capo e compagno, Sara, conosciuta nell'ambiente come Mora, viene contattata da una sua ex collega per indagare, come consulente esterno e non come membro attivo della squadra, su un caso di omicidio già risolto, l'assassino infatti è stato assicurato alla giustizia e sta già scontando la sua pena. Ma le ombre di quell'omicidio non sono state del tutto dissipate e tendono a protendersi sul presente e sul futuro di una bambina che, a detta della madre, è gravemente in pericolo. Sara, affiancata dall'ispettore Davide Pardo, dovrà tornare in azione per fare luce su verità scomode ed inaspettate, matasse da sbrogliare e gente pessima, che si protegge tra loro, che alza barriere e depista a suo piacimento.

Sara al tramonto è un romanzo molto diverso rispetto a quelli a cui De Giovanni ci ha abituati fino ad oggi, e l'utilizzo dell'aggettivo non è casuale. Se avrete modo di leggerlo, ed io ve lo auguro, vi renderete conto di come non sia tanto la componente giallistica a tessere e mantenere ben salde le fila della storia quanto la sua protagonista ed il suo vissuto. Il lettore lo comprenderà sin dal principio, sin da quando, nella luce del tramonto, poserà lo sguardo sulla donna minuta seduta sulla panchina, sui suoi occhi tristi e vuoti che, in realtà, nascondono un intero mondo.

Sara è una ma allo stesso tempo è tante. Di giorno è brava a nascondersi in abiti sformati, scarpe senza tacco, capelli grigi che sfiorano le spalle in maniera anonima ed assenza di trucco, tutti elementi che concorrono a renderla invisibile agli occhi degli altri. Al tramonto Sara è diversa. Accomodata sulla panchina di un parchetto attende l'arrivo di Viola, una giovane donna appartenente ad una generazione a lei estranea ma unico legame con quel figlio che non c'è più e che entrambe avevano conosciuto in maniera così superficiale. Di notte, invece, combatte per restare sveglia perché la sua unica debolezza sono i sogni, scene impastate di incubi e paure, popolate da presenze che le recriminano il suo essere ancora viva, presenze che hanno le fattezze del figlio abbandonato e dell'amore per cui aveva sacrificato la sua precedente vita e la famiglia. 

Attraverso piccole interruzioni che fungono da flashback e che vanno via via diminuendo, a mano a mano che si completa il quadro, si aprono porte su un passato lontano che servono per fare luce sul background della protagonista, su chi era stata prima di accomodarsi su quella panchina dove ci è apparsa per la prima volta. Ed è così che, mettendosi a nudo e spogliandosi di ogni tipo di corazza, assisteremo al suo incontro con Massimiliano, l'uomo la cui voce e i cui occhi hanno, inevitabilmente, cancellato in una frazione di secondo tutto il suo passato, come se la vita condotta fino a quel momento fosse stata una semplice parentesi. L'uomo per cui aveva lasciato marito e figlio, inimicandosi e sfidando amici e parenti. L'uomo che, a causa della malattia, non era più al suo fianco e con la cui assenza è chiamata a fare i conti giorno e notte.

Il personaggio di Sara è davvero bellissimo e quando viene detto che rimarrà tra i più memorabili del noir italiano non si esagera. Non si esagera perché, ancora una volta, con poche ed armoniche pennellate l'autore è in grado di descrivere, capitolo dopo capitolo, la complessità di una tale figura chiusa nei suoi silenzi e in un dolore mai rimarginato del tutto e soprattutto è capace di farlo senza giudicare, senza puntare il dito.

Il cambio di prospettiva dell'indagine costituisce una novità assoluta: si parte dalla fine in quanto i fatti si sanno, non c'è nulla da scoprire ma è necessario soffermarsi sulle emozioni. E allora vi ritroverete ad indugiare sulle descrizioni, ad interpretare i gesti e le parole, come se foste al fianco di Sara e questo coinvolgimento del lettore è una cosa che apprezzo grandemente. 

Con lo stile che tanto amiamo, le frasi costruite con eleganza e corredate di un fascino ammaliatore, De Giovanni colpisce, ancora una volta, il bersaglio e lo fa senza cimentarsi in qualcosa di adrenalinico ma con grande compostezza, umanità e sensibilità





lunedì 9 aprile 2018

Recensione 'All'ombra di Julius' di Elizabeth Jane Howard


Iniziamo questa settimana con una recensione in anteprima! Grazie alla Fazi, ho potuto leggere il bellissimo romanzo di Elizabeth Jane Howard, "All'ombra di Julius", che potrete trovare da oggi in tutte le librerie e che, ovviamente, vi consiglio di recuperare. Il perché ve lo spiego a breve!




All'ombra di Julius
Elizabeth Jane Howard


Editore: Fazi - Genere: Narrativa
Pagine: 329 - Prezzo: 20,00 € - eBook: 9,99€


Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.




Scritto nel 1965, oltre un ventennio prima della famosissima saga che vede come protagonista indiscussa la famiglia dei Cazalet, All'ombra di Julius, adocchiato anzitempo e corteggiato a lungo, ha rappresentato per me il primo approccio al mondo della Howard. Un mondo che mi piace, che mi ha convinta e in cui vorrei presto tornare, visto che posseggo gran parte dei volumi della succitata saga che attendono di essere letti.

La prima impressione che ho avuto e che si è consolidata sempre più, man mano che le pagine volavano via, è stata quella di non avere tra le mani un semplice romanzo, sarebbe troppo riduttivo, bensì una vera e propria opera teatrale, ipotesi consolidata dal frequente utilizzo di verbi come uscire ed entrare e dall'alternarsi di scene e personaggi. Il narratore, pertanto, appare come una voce fuoricampo, pronta a scandire il tempo e gli avvenimenti.
Ed in effetti, per rimanere in tema, potremmo affermare che la casa di campagna color rosa pesca, nella storica contea del Sussex, rappresenti il teatro in cui va in scena l'opera, con lo scricchiolante pavimento di legno che funge da palcoscenico e le diverse stanze dell'abitazione a fare da fondale. È qui che si muovono, sospesi nell'arco temporale di un fine settimana, i diversi attori. Nessuno è protagonista più di altri, ma ognuno si racconta a suo modo al lettore che, per l'occasione, si trasforma in uno spettatore silente. 

È in questa cornice che conosceremo Cressy, una giovane inquieta e fortemente emotiva, ormai troppo matura per emergere come promessa del pianoforte, incline a struggersi per uomini distaccati e per di più sposati e alla costante ricerca di qualcuno con cui essere se stessa nelle sue varie personificazioni. Emma, lettrice e redattrice nella casa editrice di famiglia, che, a differenza di sua sorella Cressy, non manifesta alcun tipo di interesse per l'amore e per il matrimonio, causa di preoccupazione per la madre che, dal canto suo, si augurava uno sposalizio con un buon partito. Esme, la loro madre, che alla soglia dei sessant'anni è costretta a fare i conti con le rughe, le macchie, i segni della rassegnazione e della fatica, e con quella bellezza, ormai svanita, che ha lasciato dietro di sé solo pallide tracce della sua passata esistenza. Felix, che un ventennio prima era stato il giovane amante di Esme, e forse suo unico vero amore, e Dan, uno scrittore e un estraneo non solo in relazione alle persone ma anche alla magnificenza del loro stile di vita. Infine, l'ombra di Julius, assenza eppure presenza costante, evocata da parole che richiamano alla memoria il suo gesto da eroe che, tuttavia, lo ha visto soccombere e dai pensieri dei suoi cari.

Disseminando indizi che invitano il lettore a porre la giusta attenzione su alcuni aspetti piuttosto che su altri, la Howard intesse legami che si muovono tra passato e presente e lo fa servendosi di una scrittura magnetica che avvolge e coinvolge, riuscendo a scandagliare con profonda sensibilità le diverse sfaccettature dell'animo umano, e di quella teatralità a cui facevo riferimento che si ripercuote nei dialoghi, nelle pose e nelle movenze. 
La riunione diventa il modo per ritrovarsi, riscoprirsi, riordinare i pensieri e rimettere insieme i cocci della propria esistenza. È portatrice di cambiamento, di evoluzione. Le relazioni si trasformano accompagnate da veri e propri cambi di prospettiva, in positivo o in negativo, nell'osservare l'altro. Ed è in questo contesto che emerge prepotente l'attenzione e il rispetto che l'autrice riserva ai suoi personaggi. Si denota la grande capacità di riuscire a tracciare per il lettore dei veri e propri ritratti psicologici che, dall'iniziale bianco e nero, si tingono via via delle diverse sfumature di colore. Personaggi che sulla carta acquisiscono sembianze sempre più umane, che si trascinano dietro il loro bagaglio di vita, pieno di vezzi, solitudini, errori e ripensamenti.

"Le cose ti succedono davvero solo quando cominci a rendertene conto" è la frase che racchiude il senso più profondo de All'ombra di Julius, un romanzo che racconta di incontri inaspettati e di quei fili sottili che legano ma che possono spezzarsi e riannodarsi in nuovi modi, improvvisi ed imponderabili.
Ed allora il mio consiglio è questo: prendetevi un momento per voi, accomodatevi in poltrona e godetevi lo spettacolo magistralmente orchestrato da un'autrice come poche, lasciatevi trascinare dalla bellezza dei paesaggi e dall'incredibile e accurata caratterizzazione di una storia che saprà come sorprendervi.






mercoledì 4 aprile 2018

Recensione 'Il matrimonio di mia sorella' di Cinzia Pennati


Buongiorno lettrici e lettori! Ancora una volta è tempo di recensioni in anteprima, infatti eccomi qui a parlarvi del romanzo di Cinzia Pennati, pubblicato dalla casa editrice Giunti, che ringrazio per la copia omaggio, e che da oggi potrete trovare in tutte le librerie.




Il matrimonio di mia sorella
Cinzia Pennati


Editore: Giunti - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 240 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 8,99€


Bellissima, sognatrice, piena di energia, da sempre Celeste è la prediletta della famiglia, adorata dagli amici e dai numerosi corteggiatori. Finalmente è arrivato il giorno che tutti aspettavano: le nozze con Roberto, l'uomo ideale, solido e affidabile. Un matrimonio in grande stile, ben diverso dalla rapida cerimonia con cui si è sposata la sorella maggiore Agnese. D'altronde, Agnese è la figlia concreta e responsabile, quella su cui si può sempre contare, che non riserva sorprese. Eppure, a quasi quarant'anni, con due bambine, un lavoro estenuante e un marito con cui forse la magia non c'è mai stata, Agnese comincia a vacillare: è veramente questa la vita che desiderava? E quando perfino Celeste, così sicura e perfetta, viene messa in crisi da un ritorno del tutto inaspettato, Agnese non può che ricorrere all'aiuto delle donne di famiglia: la madre Ines, in eterno conflitto con la nonna; la cugina Fiamma, che porta dentro un segreto inconfessabile; e l'eccentrica zia Rosa, che non si è mai sposata ma nasconde nel suo passato una passione mai rivelata... Nell'arco di un solo giorno molto speciale, tra ricordi, intrighi, confessioni e colpi di scena, Agnese scoprirà che ogni matrimonio ha i suoi scricchiolii, che ogni passione ha il suo carico di dolore e che, forse, non è mai troppo tardi per dare una svolta alla propria vita.



Per iniziare al meglio questa recensione è bene precisare che Il matrimonio di mia sorella, nonostante un titolo fuorviante, rappresenta quanto di più lontano possa esistere dal romanzo rosa. L'amore, di cui pure si parla, non è quello idilliaco, principesco, che trionfa sul male come nelle migliori fiabe che ci vengono lette da bambini, ma è un sentimento che costa fatica, dolore, sacrificio e lacrime. Piuttosto potremmo dire che si tratta di un romanzo famigliare e tutto al femminile, e questo è già un punto a suo favore.
L'intera vicenda si svolge nell'arco temporale di una sola, lunga ed estenuante giornata, che coincide con il matrimonio di Celeste. Un tale episodio amoroso, però, diventa il pretesto per osservare il singolo in relazione a se stesso e al gruppo famiglia perché, nello specifico, matrimonio farà rima con pandemonio ed in effetti, quello che avrebbe dovuto essere un lieto evento, si trasformerà nel giorno in cui tutti i nodi vengono al pettine per colpa di quella vita che sbatte in faccia ai singoli la sua imprevedibilità. 

Attraverso confessioni inaspettate che danno la terribile sensazione di trovarsi sulle sabbie mobili, ricordi del passato e colpi di scena imprevisti, conosceremo le diverse donne che calcano il palcoscenico della famiglia: Celeste ed Agnese, rispettivamente sposa e sorella, che sono un po' come il giorno e la notte; Ines, la mamma, e Norma, la nonna, legate da "...una sorta di odio arrampicato all'amore..."; zia Rosa, sorella di Norma; Fiamma, la cugina. Un'intera famiglia basata sui giochi di equilibrio tra donne. Sono loro a decidere i pesi sui singoli piatti della bilancia.

Tra tutte le figure, però, emerge prepotente, perché narratrice e perno attorno al quale si muovono le altre, quella di Agnese, la sorella della sposa. Agnese, sin da subito, manifesta un atteggiamento di insofferenza verso se stessa e verso ciò che la circonda, non ce la fa più ad accontentarsi ed ha un bisogno disperato di essere amata. Lei che ha una casa da mandare avanti, un lavoro, una madre che rompe, una sorella che è il suo esatto contrario, un marito da accudire, due figlie divenute il metro con cui misurare le sue scelte ed i pensieri che non la lasciano mai in pace. Pian piano però emerge, sempre più insistente, il quadro di una donna che nella vita si è accontentata delle varie situazioni che le si sono presentate, del cosiddetto compromesso, piuttosto che decidere di compiere delle scelte consapevoli e ponderate. Il tutto già a partire da quel marito che non solo l'ha costretta ad un matrimonio per avere dei figli, ma che con l'andare del tempo ha perso quel fascino che l'aveva conquistata, trasformandosi in una presenza quasi estranea e per giunta denigrante. Una donna consapevole, ormai, che la distanza tra ciò che desidera e la realtà sta diventando incolmabile. 

Ed è attraverso la storia di Agnese, ma anche di tutte le altre donne, sulla cui caratterizzazione fisica, gestuale e psicologica l'autrice ha eseguito un lavoro certosino, che si innescano una serie di riflessioni: sull'essere figlie, prima, mogli e madri, poi, e su come la vita subisca una brusca sterzata quando si verifica un tale cambiamento; sull'incapacità, molto spesso, di tracciare un destino che ci appartenga affidandoci, piuttosto, al progetto o alle aspettative altrui; su come il dondolarsi nell'infelicità rischi di trasformarsi in un'abitudine difficile da estirpare perché è più facile essere infelici che combattere per la felicità.

In maniera attenta, acuta e precisa, la Pennati costruisce un romanzo che racconta di un matrimonio da celebrare, di legami famigliari da rinsaldare, di vite da ricomporre e del coraggio di prendere in mano le redini del proprio presente, piuttosto che del proprio futuro, per dare una svolta di un certo peso alla propria esistenza.
Un romanzo che invita a vivere la vita, quella vera, quella che si nasconde nelle intercapedini, nelle esitazioni, e che conduce alla propria felicità. "Non piegatevi ai compromessi. Se lo fate una volta rischiate di farlo per sempre, come un'abitudine. Cercate ciò che vi rende felici, fatelo fino in fondo, non accontentatevi di una vita tiepida".





martedì 3 aprile 2018

Monthly Recap Marzo!


Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso
 


Un altro mese è giunto al termine portando via con sé anche le festività pasquali. In questi giorni di vacanza mi sono dedicata all'organizzazione degli articoli che, prossimamente, saranno pubblicati sul blog. Oggi, però, è tempo di fare il punto della situazione circa il mese di Marzo, sia in fatto di letture che di nuovi arrivi. Come sarà andata? Ecco il mio Recap!




LETTURE E RECENSIONI

Nel mese di Marzo sono riuscita a rispettare, eccetto per un titolo, la TBR stilata alla fine di Febbraio e devo dire che sono molto soddisfatta di ciò. Ovviamente ho aggiunto qualche titolo in corsa, tra romanzi freschi di stampa e letture da recuperare per le diverse challenge a cui partecipo. Come sempre, cliccando sulla copertina sarete reindirizzati alla mia recensione:


Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo
Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo



Combattuta tra un paio di bei titoli, la mia scelta per il libro del mese è ricaduta sul romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, "La tartarughe tornano sempre", che ci racconta "...nella maniera più semplice e delicata possibile il cambiamento radicale di un'isola, Lampedusa, che da semplice puntino sulla mappa si trasforma, ben presto, nel centro del mondo. Di come quel suolo, che prima sosteneva, possa diventare una vera e propria voragine in cui sprofondare. Di come restare o partire diventi la decisione più difficile da prendere perché l'isola è sinonimo di appartenenza, di radici ben piantate...".