venerdì 23 febbraio 2018

Recensione 'Quello che rimane' di Paula Fox


Siamo prossimi al weekend e questo vuol dire che è tempo di recensione! Oggi vi parlo di un romanzo per la cui copia digitale sono stata gentilmente omaggiata dalla casa editrici Fazi. Un libro che mi incuriosiva moltissimo e che ho letto nel giro di un giorno. Cosa ne penso? Ve lo svelo tra un po'.




Quello che rimane
Paula Fox


Editore: Fazi - Genere: Narrativa
Pagine: 206 - Prezzo: 16,50 € - eBook: 9,99€


New York, fine anni Sessanta. Otto e Sophie Bentwood sono una tranquilla coppia di mezza età, senza figli e senza più molto da dirsi. Nulla sembra poter scalfire la loro serenità borghese finché, un pomeriggio, l'innocua visita di un gatto randagio increspa le tranquille acque della loro vita. Contrariamente al parere del marito, Sophie dà del latte al gatto, che la morde procurandole una leggera ferita. Un incidente all'apparenza insignificante, che però innesca una strana reazione a catena: nell'arco di un weekend, mentre la ferita di Sophie si fa sempre più preoccupante, si succedono una serie di fatti spiacevoli e si dipana quella che minuto dopo minuto, pagina dopo pagina, diventerà per i Bentwood una sorta di piccola e misteriosa tragedia, costringendoli a rimettere in discussione non solo il loro matrimonio, ma anche la loro stessa esistenza.



Quello che rimane è un romanzo molto particolare, non di difficile lettura ma sicuramente di difficile interpretazione. Pubblicato nel 1970 con il titolo di Desperate Characters (Personaggi disperati), immagine calzante del tipo di analisi introspettiva che viene riservata al lettore pagina dopo pagina, a detta di Jonathan Franzen, che ne ha curato la prefazione, è uno di quei romanzi che non solo richiede la giusta attenzione ma che, riletto, è in grado di tingersi di nuove sfumature di colore, di volta in volta diverse ed interessanti.

L'intera vicenda si svolge nell'arco di un weekend e, salvo sporadici spostamenti, inizia e si conclude all'interno della casa dei Bentwood, a Brooklyn, una delle cinque suddivisioni amministrative della città statunitense di New York. Caratteristica è già l'ambientazione, a sottolineare come una semplice strada possa rimarcare il confine tra le diverse classi sociali: se da una parte possiamo immaginare l'isolato dei Bentwood in cui ognuna delle case è occupata da una sola famiglia, le finestre dei salotti sono coperte di persiane bianche e i mattoni delle facciate, ripuliti, effondono un'aria di serenità, solidità e rispetto, oltre i giardini, invece, si affacciano le finestre posteriori delle case dei bassifondi con stracci e teli di plastica al posto dei vetri, immondizia e puzza di piscio. 
Otto e Sophie Bentwood sono una coppia borghese, di mezza età, senza figli, dedita alla casa e al lavoro e schiava della consuetudine. La loro routine viene sconvolta dalla visita di un gatto randagio che, strusciandosi alla porta finestra della cucina, reclama semplicemente un po' di cibo. Andando contro la volontà di suo marito, Sophie decide di dargli del latte e qualche carezza. Queste ultime, non richieste, portano il gatto a reagire e Sophie si ritrova con un morso alla mano, morso che, nei giorni successivi, tenderà a peggiorare di molto.
Un incidente insignificante e, tuttavia, presagio di una serie di reazioni inaspettate che condurranno alla destabilizzazione di quella abitudinarietà che era ormai insita nel matrimonio della coppia. Il gatto che ritorna, che continua ad osservarli, giorno dopo giorno, e che sembra essere il responsabile di tutto. Eliminato lui, il problema, tutto tornerà alla normalità.


"Lei sorride, chiedendosi se mai in passato il gatto avesse sentito il tocco di un umano amico, e sorrideva ancora quando il gatto si alzò sulle zampe posteriori, perfino quando la aggredì con le mascelle spalancate, continuò a sorridere fino all'istante in cui affondò i denti nel dorso della sua mano sinistra e si appese alla sua carne tanto che lei quasi cadde in avanti, sconvolta e terrorizzata, e tuttavia abbastanza cosciente della presenza di Otto da soffocare il grido che le era salito in gola mentre si divincolava da quella trappola di filo spinato."


Con uno stile di scrittura asciutto, costituito da frasi secche e da dialoghi diretti e ben costruiti che vanno a completare quel clima di suspense che pervade l'intero romanzo, la Fox non ci propone una vera e propria storia, considerata anche la limitatezza temporale durante la quale si svolge l'intera vicenda, piuttosto un'analisi introspettiva di quello che è in primis il matrimonio, fatto di incomprensioni e segreti, di odio e amore, e in secundis di quella che è la personalità degli stessi personaggi. Da una parte Sophie, la moglie, colei che inizialmente quasi si vergogna di aver ricevuto un morso dal gatto e ne fa una questione personale per poi passare attraverso un vero e proprio stato di ipocondria e di paura per quello che potrebbe accadere, celato però da una sorta di negazione e di autoconvincimento che tutto andrà per il meglio. Dall'altra Otto, il marito, sospettoso di tutto e tutti, insensibile persino all'abbandono del suo migliore amico e collega. Una coppia arrabbiata, esasperata che vede quella patina di perfezione e solidità tanto cercata e voluta, sgretolarsi pian piano sotto i colpi degli eventi.

Un raccontarsi che diventa un analizzare la propria esistenza segnata da due episodi ben precisi, il morso del gatto per lei e l'abbandono dello storico collega per lui, che diventeranno il pretesto per riflettere sul proprio passato, aprire porte di cui non si credeva di possedere la chiave. Il pretesto per sbattersi in faccia segreti e verità taciuti per troppo tempo e fare i conti con quello che rimane o forse no, meglio ricorrere al silenzio perché, in fondo, questo è il romanzo del non detto, del taciuto, dell'immaginato. Un romanzo di un certo peso, un romanzo che appartiene ad un filone letterario statunitense ben preciso e che vanta diversi nomi importanti, un po' lontano dai miei soliti generi ma illuminante sotto molti aspetti. Consigliato sì, ma sicuramente non per tutti. 





mercoledì 21 febbraio 2018

Recensione 'Master Magician' di Charlie N. Holmberg





Master Magician
Charlie N. Holmberg


Editore: Fanucci - Genere: Fantasy
Pagine: 212 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 4,99€


Durante il suo lungo apprendistato, Ceony Twill ha tenuto nascosto un segreto al suo stesso mentore, Emery Thane: ha scoperto di poter praticare forme di magia diverse dalla propria, un'abilità da sempre ritenuta impossibile da acquisire. Ormai è giunta al termine del suo percorso e sta per affrontare l'esame finale, ma proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto ecco che gli imprevisti si mettono sulla sua strada, complicandole un bel po' la vita. Per allontanare da sè i sospetti di favoritismo, Emery fa testare le qualità di Ceony da un tale Prit, un piegatore che, come tutti sanno, odia il maestro e a cui non importa nulla della sua apprendista. Come se non bastasse, un efferato criminale con cui la ragazza un tempo ha avuto a che fare è scappato di prigione e ora è pronto a regolare i conti con il passato. Ceony sa che se vuole evitare la sua vendetta dovrà scovarlo prima che sia troppo tardi, perché colui che ha di fronte è il peggiore dei suoi incubi, il solo in grado di padroneggiare l'unica forma di magia che lei non riesce a dominare...



Sono trascorse solo poche settimane dalla recensione del secondo capitolo di questa fantastica trilogia ed ho sentito il bisogno di gettarmi a capofitto tra le pagine dell'ultimo romanzo, quello che chiude il cerchio. Ciò è accaduto a giusta ragione visto che la curiosità di scoprire come si sarebbe conclusa l'intera vicenda ha preso il sopravvento su tutto il resto.

In tutta onestà non so dirvi se sono pronta a lasciare andare Ceony, Mago Thane e il magico mondo nato dalla penna della Holmberg. Sì, è in uscita un nuovo romanzo negli USA che per molti rappresenterebbe una sorta di quarto capitolo della saga, ma la verità è che storia e personaggi saranno del tutto diversi e credo di non essere preparata a questo cambiamento. È pur vero che fino alla sua pubblicazione in Italia avrò tutto il tempo di metabolizzare la notizia, quindi staremo a vedere ciò che accadrà.

Tornando al romanzo di cui vorrei parlarvi, l'intera vicenda ha inizio esattamente venti mesi dopo gli accadimenti del secondo volume: i nemici sono morti, o in galera, o in perenne stato di congelamento e Ceony, venuta a conoscenza di un segreto che potrebbe mettere in discussione l'intero mondo magico e le convinzioni radicatesi fino a quel momento, è ormai in grado di padroneggiare la rottura e il ripristino dei vincoli trasformandosi in piegatrice, polimerica, pirica, vetraia o fonditrice all'occorrenza. La stessa Ceony, dopo soli due anni di apprendistato, è pronta ad affrontare l'esame di magia che la porterà a diventare a tutti gli effetti una Piegatrice. Tuttavia, come è giusto che sia, per garantire imparzialità e obiettività, ad esaminarla sarà Mago Bailey, un altro piegatore, con trascorsi poco piacevoli che lo legano a Mago Thane, e che farà di tutto per ostacolare prima la coppia e poi la giovane maga da un punto di vista professionale. A tutto ciò si aggiungerà la fuga dell'escissionista Saraj Prendi ed una nuova serie di pericoli mineranno la concentrazione e la sicurezza della stessa protagonista.

Avendo concluso la lettura dell'intera trilogia mi sento di poter dire che, ognuno dei volumi che la compongono è caratterizzato da una propria unicità che va ad arricchire da un punto di vista prettamente qualitativo l'intera storia. Paper Magician è il capitolo che ci introduce in un mondo in cui realtà e magia si mescolano tra loro con una naturalezza tale da rendere l'idea alla base del romanzo non solo originale ma possibile. Glass Magician è, invece, il capitolo più adrenalinico, più ritmato, quello in cui la protagonista ha preso coscienza delle sue potenzialità ed è pronta a scendere in campo senza remore. Master Magician, infine, è il capitolo conclusivo, quello in cui il non aver paura del pericolo porterà la giovane Ceony a rischiare il tutto e per tutto per proteggere i propri cari, compresa la persona che ama perché sì, in questo ultimo volume, trova largo spazio il sentimento d'amore, quello dolce e sensibile, d'altri tempi mi verrebbe da dire, tra apprendista e mentore.

Ogni volta resto affascinata dalla genialità e dalla semplicità dell'idea che è alla base della storia nella sua interezza. Elementi essenziali e comuni come la carta, il vetro, la plastica, il fuoco si interfacciano saldamente con la componente magica senza mai portare il lettore a dubitare della veridicità di alcune argomentazioni o azioni che pure si susseguono nel romanzo.

Anche in questo capitolo viene posta la giusta attenzione sui personaggi, che siano protagonisti o solo comparse. Ceony è sicuramente quella che, insieme a Mago Thane, ha subito una costante evoluzione libro dopo libro. Evoluzione che, ovviamente, ci si aspetta e che non riguarda solo le singole persone ma il rapporto tra le due. Caparbia ed ostinata, Ceony non si tira mai indietro di fronte al pericolo, anzi sembrerebbe galvanizzata dallo stesso. Preparata, volenterosa ed ingegnosa, si è applicata per potersi destreggiare tra i diversi vincoli magici contravvenendo alle regole e alla volontà del suo preparatore. 
Nuova la figura di Mago Bailey, intollerabile ed insofferente. Uno per cui non esiste la riconoscenza, uno a cui non piace essere colto di sorpresa, uno a cui piace starsene in disparte piuttosto che abituarsi alle persone. Accanto a lui Bennet, il suo apprendista, ormai abituato ai ghiribizzi del mago e pronto a tendere una mano di aiuto alla giovane Ceony. 

Con una scrittura semplice, lineare e che non perde mai mordente, la Holmberg ci trascina per l'ultima volta tra i vicoli di una Londra di inizio '900, tra calessi, pastrani dai colori sgargianti e acconciature d'altri tempi, alla scoperta di un mondo dove anche l'impensabile è possibile. Un romanzo per menti giovani ma anche per menti più mature che sanno apprezzare le diverse sfaccettature del fantasy.






lunedì 19 febbraio 2018

Recensione 'Le assaggiatrici' di Rosella Postorino


Buon inizio di settimana lettori! Il blog è silenzioso da qualche giorno ma il mese di Febbraio, in fatto di letture e di tempo per recensire, è davvero uno dei peggiori, almeno fino a questo momento, per cui procedo un tantino al rallentatore.
Dopo questo breve preambolo, oggi sono qui per parlarvi di un romanzo molto bello, terminato la scorsa settimana, ed ambientato in un periodo storico molto particolare, come può essere la Seconda Guerra Mondiale, ed in una nazione, la Germania, protagonista indiscussa. Buona lettura!




Le assaggiatrici
Rosella Postorino


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa storica
Pagine: 285 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 9,99€


La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.



Quella delle assaggiatrici di Hitler è una parentesi del secondo conflitto mondiale circa la quale, fino a qualche tempo fa, si sapeva niente o molto poco. Un fatto che, per lunghissimo tempo è stato tenuto nascosto, quasi fosse una colpa, una vergogna. È il 2014 quando Margot Wölk, all'età di novantasei anni, racconta di essere l'unica sopravvissuta delle quindici ragazze costrette, senza possibilità di rifiuto, ad assaggiare i pasti destinati al Führer. 
Ed è proprio in questo avvenimento storico che affondano le radici del romanzo della Postorino che, già a partire da quel titolo, ha tutto l'intento di ricordare queste donne coraggiose costrette a misurarsi con la morte ogni giorno, perché l'antico detto quando si mangia si combatte con la morte è, in questa circostanza, più che calzante.

È l'autunno del 1943 quando la ventiseienne Rosa Sauer (personaggio ispirato dalla stessa Margot), con gli occhi sciupati dalla perdita di tutto e tutti, è costretta ad abbandonare Berlino per stabilirsi a Gross-Partsch dai suoceri. Suo marito Gregor, con il quale è sposata da un paio d'anni, è partito per il fronte, a compiere il proprio dovere. Il villaggio, allocato nell'attuale Polonia, la Prussia orientale all'epoca dei fatti, sorge a breve distanza dalla Wolfsschanze, la famosa Tana del Lupo, uno dei quartieri generali, nascosto nella foresta, dove lo stesso Hitler trovò riparo. 
Su segnalazione del sindaco del villaggio, perché Rosa è a tutti gli effetti una straniera venuta dalla capitale, la giovane sarà prelevata dalle SS per adempiere, insieme ad altre nove donne, ad una mansione seria, una mansione da svolgere con perizia: assaggiare le tre portate principali, colazione, pranzo e cena, che saranno servite giorno dopo giorno al Führer per preservare la sua persona da eventuali forme di avvelenamento.  

Capitolo dopo capitolo, attraverso una narrazione in prima persona che è comunque uno sguardo a tutto tondo, ci si rende conto di come il ruolo dell'assaggiatrice rientri a tutti gli effetti in un tipo di prigionia, certo una prigionia diversa dal solito, ma pur sempre tale. La mensa come trappola e gli sguardi delle SS il pericolo imminente. Tutto ciò emerge alla perfezione dal punto di vista narrativo in quanto l'autrice è riuscita a ricreare ambienti e situazioni in maniera impeccabile: si percepisce la paura, l'astio, il disprezzo. 
Lavorare per Hitler, mettere la propria vita nelle mani di un solo uomo correndo il rischio di sacrificarla, senza quindi scendere su un campo di battaglia, senza essere uccisa da un colpo di fucile o da un'esplosione, ma in sordina, fuori dalla scena principale, rende in maniera efficace la concezione che si aveva della donna perché "...le donne non muoiono da eroi". Dieci tubi digerenti che condividono la stessa tavola dalla mattina al pomeriggio che si indagano a vicenda, restando ognuna al proprio posto, chiuse nella loro solitudine per misurare le altre e lo spazio intorno a loro. Dieci donne che arrivano a smettere di esistere, anche da vive, ammutinandosi contro la vita stessa perché la fame e la povertà hanno la meglio sul senso di paura. Donne sacrificabili come animali al macello.

Raccontando una storia vera attraverso l'arte del romanzare, la Postorino è in grado di scandagliare l'essere umano con tutte le sfaccettature che lo contraddistinguono che siano debolezze, vulnerabilità, solitudini e paure, andando ad aggiungere tasselli preziosi ad un periodo storico che fa parte del nostro passato. Una penna raffinata completata da una prosa elegante, intensa, magnetica.
Nel romanzo trova largo spazio il sentimento di amicizia al quale si interfaccia quello d'amore. Da una parte quello univoco che non ha bisogno di corrispondenza ma solo di testardaggine e fiduciosa attesa, dall'altra quello fatto di incontri notturni e di ansie tipiche del primo appuntamento, quello di due estranei che si raccontano l'uno all'altro abbandonandosi all'arbitrarietà degli eventi.

Le assaggiatrici, in definitiva, è uno spaccato completo, efficace e sincero che racconta con sguardo attento le mancanze della guerra dalla parte di chi attende, che si tratti di mogli, genitori o figli. Ecco l'attesa è proprio il file rouge che unisce le diverse figure e le situazioni che pian piano si dipanano, come il bandolo di una matassa, sotto gli occhi di chi legge: l'attesa dell'assaggio, l'attesa del ritorno, l'attesa della morte, l'attesa della persona amata, l'attesa della fine della guerra, l'attesa dietro una finestra, l'attesa di una ritrovata normalità, l'attesa della felicità, l'attesa del ritorno alla vita, ma soprattutto dell'imparare dalla vita stessa a sopravvivere, in qualche modo. 





lunedì 12 febbraio 2018

Recensione 'Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop' di Fannie Flagg


Buon inizio di settimana lettrici e lettori e benvenuti nel mio angolino! Oggi sono qui per lasciarvi la recensione di un titolo che attendeva di essere letto da un po', un titolo scritto da una delle mie autrici preferite. Buona lettura!



Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop
Fannie Flagg


Editore: Bur/Rizzoli - Genere: Narrativa
Pagine: 359 - Prezzo: 10,00 € - eBook: 5,99€


Vero e proprio caso editoriale, Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un piccolo capolavoro che molti lettori hanno scoperto e amato anche grazie all’omonimo fortunato film dei primi anni Novanta. Coniugando uno humour irresistibile alla rievocazione struggente di un mondo che non c’è più, Fannie Flagg racconta la storia del caffè aperto in un’isolata località dell’Alabama dalla singolare coppia formata da Ruth, dolce e riservata, e Idgie, temeraria e intraprendente. Un locale, il loro, che è punto di incontro per i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, poetici banditi, vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda che coinvolge Ruth e Idgie, implicate loro malgrado in un omicidio, e la tenacia che dimostrano nello sconfiggere le avversità, donano a chiunque segua le loro avventure la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.



Partiamo subito col dire che parlarvi di questo romanzo non è per nulla semplice. Confesso che, se non avessi conosciuto la cara Fannie con un altro lavoro a me molto caro, molto probabilmente il nostro incontro sarebbe stato alquanto rovinoso.
Pomodori verdi fritti, almeno nella prima parte, mi ha fortemente destabilizzata per l'enorme quantità di personaggi (conviene costruire dei veri e propri alberi genealogici!) e per l'alternanza temporale di vicende che si sovrappongono tra loro anche non rispettando l'esatto ordine cronologico degli avvenimenti.

In linea di massima la narrazione si muove su due piani temporali: il 1985, che corrisponde al tempo presente nel romanzo, e il 1929, punto di partenza per raccontare le vicende di circa due quarti di secolo. 
Con una focalizzazione interna, in cui il narratore assume le fattezze di un personaggio interno alla storia, ovvero Virginia Threadgoode, saremo trasportati a Whistle Stop, isolata località dell'Alabama. A farle da spettatrice, Evelyn, una donna di mezza età, in piena crisi ormonale e sopraffatta dal costante senso di fallimento, un'onda oceanica che la travolge senza via di scampo. Quelli che ci vengono raccontati sono gli anni della Grande Depressione, la grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l'economia mondiale alla fine degli anni venti, eppure Ruth ed Idgie, due donne molto coraggiose per l'epoca in cui si svolgono i fatti, decidono di aprire il loro caffè proprio in quella cittadina, una cittadina separata solo dai binari da file di baracche mezze distrutte. Si tratta di Troutville, il quartiere dei neri. Ben presto il bar diviene il cuore pulsante di Whistle Stop, il collante perfetto per i tipi umani più disparati, che siano di passaggio o residenti nella zona, il luogo da cui si dipanano tutte quelle matasse che, intrecciandosi tra di loro, daranno vita ad una tramatura solida e robusta. 

Leggere la Flagg, per quel che mi riguarda, vuol dire andare sul sicuro. Nonostante la destabilizzazione iniziale, in effetti, e conoscendo di che pasta sia fatta l'autrice ci si mette un attimo ad entrare in punta di piedi nelle vite dei personaggi che calcano il palcoscenico mirabilmente costruito. Quello che succede al lettore è ben rappresentato attraverso il personaggio di Evelyn che, da spettatrice silente e dapprincipio disinteressata alla narrazione di Virginia, si ritrova ben presto ad attenderne gli incontri, incapace di pensare, anche solo lontanamente, di condurre la propria esistenza senza sapere cosa ne sia stato di quelle figure vissute nel passato, personaggi che non ha conosciuto materialmente ma che, attraverso la voce della narratrice, le appaiano come vecchi amici, quelli al fianco dei quali scenderesti in campo senza se e senza ma.

Quello che emerge è il forte potere evocativo, quella grande padronanza descrittiva che già mi aveva affascinata precedentemente. Diventa facile, per chi legge, figurarsi la scenografia, quasi teatrale, che fa da sfondo al tutto: il salone di bellezza di Opal, l'ufficio postale con Dot Weems pronta a redigere il suo bollettino settimanale, il Caffè di Whistle Stop, l'odore di pollo fritto, braciole di maiale al sugo, pescegatto, pollo e gnocchi o barbecue che pervade tutta la via. 
Ancora una volta il punto di forza è rappresentato, senza ombra di dubbio, da quello stile semplice, ma al contempo ammaliante, con cui dare corpo a storie interessanti e speciali, spaccati di vita che affondano le loro radici negli annali della storia, quella che fa parte del nostro passato, che ci sembra tanto lontana e che pure, in un modo o nell'altro, è parte di noi. Nello specifico si affronta il tema della Grande Depressione e delle conseguenze che ne sono derivate. Si parla di un'altra tematica molto importante, a sfondo razziale, ovvero la differenza tra bianchi e neri, questi ultimi costretti a sedere dietro paratie di legno sui tram, a usare i montacarichi invece degli ascensori nei grandi magazzini, a non essere curati negli ospedali per i bianchi, a non mettere piede nei locali per i bianchi. O ancora dell'omosessualità, anche se, da questo punto di vista, considerando i tempi e la mentalità in cui si svolgono gli avvenimenti narrati, la sua accettazione mi è sembrata un tantino surreale. 

In definitiva i romanzi della Flagg sono ricchi di sentimento e di nostalgia e se ne respira il profumo pagina dopo pagina. Sono romanzi che insegnano valori come l'amore, l'amicizia, il coraggio, il senso di appartenenza e l'importanza della famiglia. Sono romanzi che si prefiggono un ruolo educativo sfruttando storie romanzate. Sono romanzi capaci di raccontare l'ordinario in maniera straordinaria e di conquistare il lettore, anche il più esigente, con la loro semplicità che, però, non è mai sinonimo di banalità.





domenica 11 febbraio 2018

Sneak Peek Febbraio!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 


Buona domenica lettori! Come procedono le vostre letture in quello che è il mese più corto dell'anno? Io ho un pochino rallentato rispetto al mese passato ma mancano ancora un bel po' di giorni alla fine di Febbraio per cui nulla è ancora detto. 
Oggi è il giorno giusto per fare un giretto virtuale in libreria ed è proprio per questo motivo che riapre i battenti, come ogni mese, la rubrica Sneak Peek
Febbraio è un mese molto ricco in termini di uscite ed in effetti non è stato semplice selezionare i titoli da proporvi ma qualcosa ne è venuto fuori per cui prendete carta e penna ed iniziate ad appuntare i titoli che più fanno al caso vostro!





SORPRENDIMI

- Sophie Kinsella -
In libreria dal 13 Febbraio


Dan e Sylvie stanno insieme da dieci anni. Matrimonio felice, due splendide gemelle, una bella casa, una vita serena. Sono talmente in sintonia che quando uno dei due inizia a parlare l'altro finisce la frase... è come se si leggessero nel pensiero. Un giorno però, dopo una visita medica di routine, scoprono di essere così in forma che la loro aspettativa di vita è di altri sessantotto anni. Ancora sessantotto anni insieme? Dan e Sylvie sono sconcertati. Non pensavano certo che «finché morte non ci separi» significasse stare insieme così a lungo! Dopo l'iniziale stupore, si instaura tra i due un certo disagio, seguito a ruota dal panico più totale. Decidono dunque di farsi delle "sorprese" per ravvivare fin da subito il loro matrimonio "infinito", per non stufarsi mai l'uno dell'altra... Ma si sa bene che non sempre le sorprese portano al risultato sperato... e in un batter d'occhio sorgono contrattempi poco graditi e malintesi che rischiano di minare le fondamenta della loro unione. E quando cominciano a emergere alcune verità taciute, Dan e Sylvie iniziano a domandarsi se dopo tutto... si conoscono davvero così bene. Qual è la ricetta per un matrimonio felice e longevo? Quale sfida comporta un'unione profonda tra due persone?







UOMINI CHE RESTANO

- Sara Rattaro -
In libreria dal 13 Febbraio


All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà. Sara Rattaro racconta le nostre emozioni come se sapesse leggerci dentro. Sono nostre le paure e le speranze, le illusioni e gli smarrimenti di Venetofronte alle mille variabili dell'amore, alle traiettorie imprevedibili dell'esistenza. Sono eroi normali quelli che vincono in questa storia, donne e uomini che hanno il coraggio di lottare nei momenti più duri, di accettarsi senza indossare maschere, di tenere aperta la porta del cuore per esporsi al destino e ricominciare.


lunedì 5 febbraio 2018

Recensione 'Qualcosa di vero' di Barbara Fiorio




Qualcosa di vero
Barbara Fiorio


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 249 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l'infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell'alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c'è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le "fiabe vere". Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l'uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti.



Come forse avrete intuito, nell'ultimo periodo sto rispolverando un po' di titoli che, ormai da tempo immemore, popolano gli scaffali della mia libreria. Romanzi ancora da leggere e che attendono silenti il loro destino. Oggi è tempo di parlarvi di una storia bellissima, dolce e delicata come sanno esserlo le storie che hanno per protagonisti dei bambini.
Il romanzo di Barbara Fiorio, a mio avviso, è infarcito di tutti quegli ingredienti che ne rendono la lettura magica e che sono poi quelli che mi permettono di apprezzare la storia nella sua interezza: ironia, tenerezza, solidarietà, amore, amicizia, paura, dolore. Il tutto reso ancor più interessante da una scrittura esilarante e pungente che aiuta a rendere meno amari i bocconi della vita reale che, prima i protagonisti, e poi noi lettori, siamo costretti a mandar giù troppo spesso.

Una trama semplice solo all'apparenza e che è in grado di conquistarsi l'attenzione che merita sin da subito, sin da quel fortuito incontro notturno, un inciampo sul pianerottolo di una palazzina, tra una Giulia un po' brilla e una novenne di nome Rebecca, figlia della nuova vicina, rimasta chiusa fuori di casa in camicia da notte. Un incontro che sarà responsabile del cambiamento a cui la vita di Giulia è destinata. Con il garbo e la dolcezza disarmante proprie dei bambini, Rebecca, infatti, si farà largo nel cuore di Giulia e riuscirà a trasformare quell'incontro serale in una vera e propria routine di cui nessuna delle due potrà più fare a meno. Tre colpi alla parete, una porta socchiusa e la pubblicitaria, priva di istinto materno, si trasforma nella Signora della buonanotte, pronta a raccontare, alla giovane Rebecca, una fiaba per addormentarsi. Ma attenzione, non una fiaba qualsiasi, una fiaba vera, come quelle dei fratelli Grimm, perché è proprio in quelle fiabe che si nasconde qualcosa di vero.


"Ed ecco l'ennesimo principe che perde la testa per la bella della fiaba senza aver scambiato con lei uno straccio di conversazione. [...] Davvero, pensaci. Biancaneve è immobile in una bara, la Bella addormentata dorme e a Cenerentola, in tre giorni di ballo, non viene rivolta neppure una domanda di cortesia. L'unica figura maschile che si innamora della protagonista frequentandola e parlando con lei è detta la Bestia. Vedi tu."


Ho letto questo romanzo nel giro di due giorni e credo che il suo punto di forza risieda proprio nell'idea che c'è alla base: il contatto tra due mondi, quello degli adulti e quello dei bambini, che teoricamente dovrebbero scontrarsi per la loro diversità e che invece diventano un tutt'uno completandosi a vicenda meravigliosamente, estendendosi anche ai diversi personaggi.
Giulia e il suo smarrirsi per ore in una parola sentendone l'odore, immaginandone il calore e percependone la densità; Rebecca e il suo sguardo vispo, attento ed intelligente su un mondo fatto di mostri; Daniele, il suo compagno di banco che disegna reami in guerra, eserciti che si fronteggiano e draghi che combattono; Lorenzo, pubblicitario e braccio destro di Giulia, dietro le cui fattezze si nasconde un principe azzurro. Personaggi indimenticabili, che si conquistano la fiducia del lettore indistintamente, persino Leone, il vicino scorbutico e lamentoso, amante di Shakespeare.

In questo romanzo si parla di fiabe, quelle che hanno il compito di preparare i bambini ad affrontare la vita vera. E sono proprio le fiabe a costituire l'elemento innovativo nella narrazione nonché il collante essenziale tra mondi tanto diversi. Lo stesso romanzo, da un punto di vista strutturale, è stato pensato come una fiaba e ne presenta i classici elementi a cui tutti noi siamo abituati: antagonisti da sconfiggere, sorellastre da fronteggiare, pericoli da scongiurare e quel pizzico di magia che non guasta e che potrebbe condurre, forse, al famoso 'e vissero tutti felici e contenti'.

Ed è proprio fra principi che non riescono ad imbroccarne una giusta e che si innamorano delle belle senza aver scambiato con loro uno straccio di conversazione, principesse senza sale in zucca, amputazioni, ranocchi che devono essere lanciati contro il muro per trasformarsi in principi azzurri, streghe che chiedono enormità insensate e personaggi che sottovalutano il margine di trattativa con le stesse, che la Fiorio ci regala uno di quei romanzi che fanno bene al cuore. Un regalo nel vero senso della parola. Una storia delicata e commovente, una storia della porta accanto che celebra l'amicizia nelle sue diverse forme, un'amicizia che va oltre l'età anagrafica e che vede protagoniste l'amabilità di una bambina e l'apparente senso di distacco della sua vicina di casa. Una storia in cui trova largo spazio anche l'amore, non quello per gli stallieri ma quello per i veri principi, anche se senza destriero e calzamaglia. Tutto sta nel saperli riconoscere e per fare ciò non occorrono mica dei superpoteri ma solo due occhi che sappiano vedere.





venerdì 2 febbraio 2018

Monthly Recap Gennaio!



Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso



Buon venerdì miei cari lettori e benvenuti nel mio angolino! Da qualche giorno abbiamo concluso il primo dei dodici capitoli che compongono questo 2018 e che, se sarà così ricco in termini di letture, sarà molto apprezzato dalla sottoscritta. Se oggi siamo qui è perché, come di consueto, è tempo di fare un bilancio del mese appena trascorso con il classico riepilogo a cui sono e siete abituati.
Sperando di ricordarmi tutto per bene, sappiate che ho preso appunti, cerchiamo di fare il punto della situazione!



LETTURE E RECENSIONI

Questo nuovo anno è iniziato davvero nel migliore dei modi in fatto di letture. Mi sono iscritta a diverse Reading Challenge e, almeno per il momento, tengo il ritmo. A gennaio ho letto davvero tanti bei libri, spaziando tra diversi generi. Ma ecco come è andata (cliccando sulle copertine sarete reindirizzati alle singole recensioni)...


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Ora, per quanto riguarda il libro del mese sono stata davvero combattuta in quanto più di un romanzo si è beccato il massimo dei voti sul mio profilo Goodreads. Perfino in questo momento non ho ancora le idee chiarissime ma, un po' perché è stata la mia prima lettura di questo 2018, un po' perché fa parte di una serie che adoro, un po' perché ogni volta che cercavo di riporlo mi concedevo il famosissimo 'solo un altro capitolo', credo proprio che sceglierò "Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso