venerdì 30 giugno 2017

Recensione 'La ragazza tedesca' di Armando Lucas Correa


Buon venerdì lettori, ultima recensione di giugno per voi! Oggi vi parlo di un romanzo per la cui copia devo ringraziare la gentilissima Barbara dell'ufficio stampa della casa editrice Nord. Un romanzo commovente e che ha per protagonista una delle pagine più strazianti della storia del genere umano, volgendo particolare attenzione, però, ad un episodio specifico che, molto probabilmente, i più non conoscono. La parola chiave per descrivere al meglio il romanzo è viaggio, ed io spero di riuscire a trascinarvi in questa traversata con l'aiuto delle mie parole.





La ragazza tedesca
Armando Lucas Correa


Editore: Nord - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 434 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Maggio 1939. Sono 937 gli ebrei a bordo del transatlantico St. Louis, 937 innocenti in fuga dalla violenza della Germania nazista. Tra loro, ci sono Hannah Rosenthal e Leo Martin. Sebbene siano solo due ragazzini, durante la traversata Hannah e Leo decidono di voler passare il resto della vita insieme. Ma è un sogno destinato a non avverarsi: quando la St. Louis arriva in porto, Hannah è tra i pochissimi fortunati a ottenere il permesso di sbarcare. Tutti gli altri passeggeri sono costretti a tornare indietro, in Germania. Compreso Leo…
New York, 2014. Anna Rosen riceve uno strano regalo per il suo dodicesimo compleanno: la lettera di una certa Hannah Rosenthal, che sostiene di essere la sua prozia paterna. Per Anna è un'occasione da cogliere al volo: Hannah è l'unica che conosca la verità su suo padre, scomparso prima che lei nascesse. E quindi decide d'incontrarla, scoprendo così la storia di una donna che ha lottato per farsi strada in un Paese straniero, una donna che ha dovuto dire addio al suo amore, senza mai perdere la speranza di poterlo riabbracciare. E, grazie ad Anna, Hannah riuscirà finalmente a riconciliarsi col proprio passato e a capire che per essere felici non basta sopravvivere, ma bisogna essere pronti ad affrontare sino in fondo tutte le sfide che il futuro ha da offrire.



L'Olocausto è una delle pagine più atroci nella storia del genere umano, una di quelle pagine a cui non sarà possibile porre rimedio in alcun modo. Una di quelle pagine, ancora, attorno alla quale, nel corso degli anni, si è sviluppato, in alcuni casi (perché non è giusto fare di tutta un'erba un fascio), un mero interesse speculativo o modaiolo. Ed è proprio per questo motivo che, in generale, rifuggo da quelle letture che sono ambientate sì in un determinato periodo storico ma sono frutto della fantasia dell'autore, per apprezzare, invece, grandemente, quelle che hanno come fondamenta del narrato un determinato episodio che permetta al lettore di conoscere e approfondire il proprio bagaglio culturale con uno o più avvenimenti storici realmente accaduti.

Ne La ragazza tedesca, Correa sceglie infatti, come perno della narrazione, un fatto realmente accaduto attorno al quale, e questo è importante, sviluppare poi quella che è la parte romanzata dell'intera vicenda che si dipana sotto lo sguardo attonito del lettore, pagina dopo pagina. 
L'episodio storico a cui si fa riferimento è strettamente correlato all'inizio delle persecuzioni naziste in Germania, al clima insostenibile a cui furono sottoposti coloro che vennero considerati impuri dallo stato tedesco, e che costrinse alla fuga una massa disperata di persone che, cacciate dalle proprie abitazioni e private dei propri beni, il 13 maggio 1939 si imbarcarono sul transatlantico St. Louis alla volta di Cuba. Come si comprende già dalla sinossi, condannati ad essere ingannati sin dalla nascita, solo 29 dei 937 rifugiati poterono scendere a L'Avana, questo perché il presidente Federico Laredo Brù emanò un decreto con cui rendeva nulli i permessi di sbarco firmati da Manuel Benìtez, tutti gli altri furono rispediti in Europa.
Ciò che colpisce è la maestria, accompagnata alla delicatezza, con cui l'autore ci rende partecipi di ciò che ha da raccontare trovando il giusto equilibrio, nel corso della narrazione, tra finzione e realtà. 

Con un'alternanza di capitoli in prima persona in cui, nonostante la singolarità del punto di vista, non si perde mai la visione d'insieme e muovendosi su due piani temporali, il 1939 con protagonista Hannah Rosenthal, la ragazza tedesca del titolo, una dei 29 rifugiati sbarcati a Cuba, e il 2014 anno nel quale figura la piccola Anna Rosen, la sua pronipote, l'autore ci racconta una storia di perdita e di legami che si intessono in un passato fatto di dolore. Delle due il personaggio che conquista, senza ombra di dubbio, è quello di Hannah perché è lei che subisce un'evoluzione completa nel corso della lettura trasformandosi da bambina privata dell'infanzia, perché costretta a crescere troppo in fretta, a giovane donna prima e adulta poi, legata alla nostalgia del passato dal quale riuscirà a liberarsi solo nelle battute finali. Nostalgia alla quale non ha più tempo da dedicare, né tanto meno le forze, un altro personaggio che calca la scena con garbo ed eleganza. Si tratta di Alma Rosenthal, la madre di Hannah, una donna che vive nel passato, accomunata alla figlia dall'incapacità di rivelare i propri sentimenti, piene di segreti, condannate a giacere in una terra che non le ha mai volute e prigioniere dei ricordi.

Attraversando l'oceano ci ritroveremo catapultati dalla Germania a Cuba, pervasi dal profumo dell'erba bagnata e della calce sui muri, carezzati dalla brezza che si mescola all'aria pungente del mare. Ed è in questa cornice che trasparirà, attraverso la voce di Hannah, l'arrendevolezza ad un destino già scritto, tutto il dolore di un popolo a cui il mondo intero ha voltato le spalle, la sofferenza di un futuro incerto durante gli abbracci spezzati, le frasi non dette, gli sguardi vacui. 

Una piccolissima pecca riguarda la prima parte del romanzo in cui, a mio avviso, la narrazione procede piuttosto lentamente almeno fino a quando non si entra nel vivo della storia. Da questo momento in poi non riuscirete a staccare gli occhi dalle pagine di un romanzo che si presenta intenso, ricco di emozioni ed impressionante. Un romanzo il cui filo conduttore è proprio il tema del viaggio inteso come fuga in un caso e come scoperta delle proprie origini nell'altro.
Perché dovreste leggerlo? Perché si parla di Olocausto ma soprattutto di un episodio che, a Cuba, non è neanche menzionato nei libri di storia, eppure è avvenuto nella baia de L'Avana; perché si racconta del dopo attraverso gli occhi di una ragazzina diventata poi donna; perché conoscerete la storia di una famiglia e della sua maledizione; perché, come ci ha insegnato Primo Levi, "...se comprendere è impossibile, conoscere è necessario" e noi tutti dovremmo sapere.




2 commenti:

  1. Bella questa recensione, interessante la storia. Amo i romanzi storici, ma non leggo nulla su questo cupo periodo. questo romanzo potrebbe essere un buon punto di inizio!
    Ilaria :)

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    1. Ciao Ilaria, ti ringrazio! Questo romanzo mi ha molto toccata quindi non posso che consigliartelo come prima esperienza anche perché basato su un episodio realmente accaduto :)

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