lunedì 20 febbraio 2017

Recensione 'Cinque indagini romane per Rocco Schiavone' di Antonio Manzini





Cinque indagini romane per Rocco Schiavone
Antonio Manzini


Editore: Sellerio - Genere: Giallo
Pagine: 244 - Prezzo: 14,00 € - eBook: 9,99€



Viene da Trastevere e i suoi amici sono tutti romani, ama le storie degli ultimi, è ruvido, tormentato, spesso gioca un po' sporco. E stato "sbattuto" ad Aosta ed è stato un trasferimento punitivo. Cinico e di cattivo carattere, infedele e scorretto con le donne, insomma a prima vista potrebbe fare antipatia, invece ci troviamo a tifare per lui, perché tralascia tutto quello che non è importante e va al cuore dell'indagine, perché conosce davvero l'animo umano. Parliamo del vicequestore Rocco Schiavone di cui si presentano qui cinque indagini ambientate tutte a Roma; Schiavone è infatti innanzitutto romano e prima e dopo il trasferimento fra le nevi eterne, di eterno conosce bene solo la sua città. Le storie - "L'accattone", "Le ferie di agosto", "Buon Natale Rocco", "La ruzzica de li porci", "Rocco va in vacanza" - apparse nelle raccolte a tema pubblicate dalla casa editrice e oggi raccolte in volume a comporre come un mosaico un disegno unico. Perché attraverso le diverse avventure di un poliziotto politicamente scorretto, si svolge un unico racconto. Il racconto della vita di un uomo che si scontra con la impunita e pervasiva corruzione del privilegio sociale, nel disincanto assoluto dell'Italia d'oggi. Un personaggio brutale perché la tenerezza che lo anima sarebbe debolezza, incapace d'amare perché pieno, di un amore totale per chi adesso è solo un fantasma, cinico perché la disonestà sembra aver vinto.



In assoluto, credo che questa sia la prima raccolta di racconti letta nell'arco della mia vita da lettrice. Ho sempre creduto che l'insieme di storie diverse, che magari si concludono anche in poche pagine, non facesse al caso mio. Ho scoperto, invece, che il piacere che si prova a leggere una raccolta di racconti è il medesimo di quello provato durante la lettura di un romanzo che, nella sua interezza, occupa il proprio spazio in un libro, dalla prima all'ultima pagina. Anzi, la brevità delle storie e di conseguenza la loro conclusione, facilita ulteriormente la lettura, aiuta ad avere un quadro più chiaro. Tutto questo per dire che, in futuro, non escludo di poter leggere altre raccolte.

Ora, iniziare con un insieme di racconti che hanno per protagonista uno dei vicequestori più amati della narrativa italiana, che è anche uno dei miei protagonisti maschili preferiti, ha sicuramente dato la spinta necessaria affinché ne iniziassi a sfogliare le pagine. Pagine che sono permeate in ogni singola inchiostratura dall'imponente figura di Rocco Schiavone, personaggio che avevo avuto modo di apprezzare in 'Pista Nera' (ve ne ho parlato abbondantemente qui), ma che, in questa raccolta, si mostra con una parte della sua vita quasi sconosciuta, per intenderci quella prima del trasferimento ad Aosta. 
Un prequel, un antefatto, che serve un po' a fare il punto della situazione, che ci mostra un personaggio simile sì, ma a tratti dissimile a quello già conosciuto. 

È proprio attorno a lui che vengono costruite cinque storie, cinque gialli, cinque racconti che occupano una precisa locazione temporale e cronologica e che, nonostante la loro singolarità, costituiscono un narrato unico con comune denominatore lo stesso vicequestore. 
In tutti ritroveremo un cadavere e quindi un'indagine, eccetto nel quinto ed ultimo intitolato 'Rocco va in vacanza' in cui assisteremo ad un piccolo siparietto, alquanto singolare, in cui emerge quell'aspetto che, insieme ai tanti, caratterizza il personaggio: Rocco Schiavone non sopporta i soprusi. 
Se dovessimo invece analizzare l'aspetto prettamente giallistico, direi che il primo racconto, 'L'accattone', in cui emerge uno spaccato di una Roma silente, quella degli uomini abbandonati a se stessi, quelli che devono fare i conti per arrivare a fine mese, quelli che si adattano a cibarsi degli avanzi altrui, è quello meno riuscito. Si sospetta fin da subito l'assassino e presto se ne ottiene la conferma.
Via via le trame si infittiscono sempre più fino ad arrivare al terzo racconto, 'Buon Natale, Rocco!', e al quarto, 'La ruzzica de li porci', che sono quelli che, a mio parere, coinvolgono maggiormente il lettore per complessità.

Insieme, i cinque racconti ricompongono i pezzi di una vita che Rocco non avrà più in seguito al trasferimento. Quello stesso trasferimento che rappresenta per il vicequestore la perdita di ogni cosa: casa, amici e ricordi. 
Un Rocco che, proprio per questo motivo, ci viene presentato, pagina dopo pagina, indagine dopo indagine, in attesa che si compia il proprio destino, ma non per questo diverso dal solito anzi è ironico, pungente, schietto, diretto, attento osservatore ed intollerante. 
Emerge, tuttavia, un nuovo aspetto, quasi melanconico. Una malinconia che va di pari passo con i suoi ricordi. Trovo sempre una profonda tenerezza nei dialoghi immaginari con sua moglie e che pure ci permettono di conoscere l'altra sua faccia, quella più intima ed emozionale, che si scontra con le fattezze da duro. 

Come sempre lo stile di Manzini, schietto e diretto, arricchito da battute in romanesco che lo rendono, a tratti, brioso, affascina il lettore anche se il fulcro, il perno catalizzatore, colui che è in grado di mantenere le fila del narrato è proprio il protagonista, Rocco Schiavone. Non posso che consigliarvene la lettura!





7 commenti:

  1. Ho in libreria La costola di Adamo e ancora non mi sono decisa di leggerlo!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, dovresti proprio iniziare :)"La costola di Adamo", però, escludendo questo romanzo che è una sorta di prequel, è il secondo in ordine di lettura. Prima c'è "Pista nera".

      Elimina
  2. voglio leggerlo pure io! Adoro Manzini e ultimamente mi sono ricreduta sui racconti, se fatti bene, come questo sembra, li leggo più che volentieri

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io mi sono ricreduta sui racconti, come detto! Fino ad ora li avevo sempre un po' snobbati però, magari, il merito è di Rocco :)

      Elimina
  3. questo è stato il mio primo libro del 2017 ed ho provato le tue stesse sensazioni. sai che sto aspettando che la ruota giri sul giusto spicchio per riprendere la lettura di Rocco ferma a Non è stagione? :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco, tutte confidiamo nella ruota!! Io però sono un po' indietro per cui mi aspetta "La costola di Adamo" :)

      Elimina
  4. Io ho riso moltissimo con il racconto ambientato in aereo. Ero dalla parrucchiera che mi guardava come se fossi pazza.
    La malinconia si avverte, ma allo stesso tempo Manzini mi diverte.
    LEa

    RispondiElimina