sabato 27 maggio 2017

The Hunting Word Challenge: Triade Seconda Tappa!




Buongiorno partecipanti alla The Hunting Word Challenge! Anche in questa seconda tappa c'è qualcuno, tra voi, che ha spuntato tutte e dieci le parole assegnate a Marzo.
Non fatevi prendere dal panico, vi ricordo che avete tempo fino alle 18:00 del 20 Giugno per continuare a giocare con me e spuntare quante più parole possibili, tuttavia, come prevede anche il regolamento, sono obbligata ad aggiungere 3 nuove parole, da qui il nome di triade; Triade che, come per la parola bonus, sarà pubblicata una sola volta nel corso di ogni tappa!

Prima di passare alle spiegazioni del caso, che non sono per nulla differenti da quelle della tappa precedente, vi invito a leggere attentamente quanto segue:

per accedere alla Triade dovrete aver completato tutte le dieci parole iniziali. Cosa si intende per completato? Che oltre a leggere i dieci romanzi, dovrete avere inviato, e quindi io dovrò aver inserito nel File Drive, le vostre recensioni. Questo perché prima di accedere alla Triade effettuerò un ulteriore controllo a seguito del quale riceverete una email (entro 48h dall'invio della vostra ultima recensione) in cui vi si confermerà che potrete iniziare a leggere per spuntare le nuove parole. 
Quindi se siete degli accumulatori e preferite inviare le recensioni tutte insieme, ricordatevi che per proseguire con la Triade dovrete avere inviato le recensioni e ottenuto il mio consenso! Su questo non transigo perché se una delle dieci letture non dovesse andar bene non potrete accedere alla Triade!



COME GIOCARE?


Come al solito dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non racconti, fumetti e varie ed eventuali, né riletture!) che abbia: 

- quella stessa parola nel titolo; 
- una o più parole nel titolo che siano ricollegabili per significato o idea;
- quella stessa parola disegnata in copertina; 


Osservazione 1: potrete cambiare il numero della parola, cioè usarne il singolare o il plurale, ma non il genere, quindi se la parola è al femminile singolare, potreste utilizzarla al femminile plurale, ma non al maschile. 
Piccolo esempio: se la parola fosse Regina, Regine andrebbe benissimo, ma non Re!

Osservazione 2: nel caso in cui leggiate in lingua le parole non possono essere tradotte, quindi rimangono in italiano e, di conseguenza, non le troverete mai nel titolo (se pure dovessero rimanere identiche il romanzo rientra comunque nella casistica libro in lingua). Tuttavia potreste usare il libro in lingua nel caso in cui la parola fosse raffigurata in copertina, quindi sarebbe l'unico caso possibile. Ovviamente a lettura in lingua corrisponde recensione in italiano!

Vi ricordo, inoltre, che i concetti astratti non possono essere rappresentati in alcun modo in copertina!


Per quanto riguarda il punteggio, nel caso della Triade, sarà triplicato quindi:
  • per ogni libro letto con la parola esatta nel titolo - 9 PUNTI;
  • per ogni libro letto con una o più parole ricollegabili per significato o idea nel titolo - 3 PUNTI;
  • per ogni libro letto con quella stessa parola raffigurata in copertina - 15 PUNTI;
  • per ogni libro che abbia la parola esatta nel titolo o una ricollegabile ed anche la raffigurazione in copertina della parola data (quindi non della ricollegabile), oltre al solito punteggio di 9 o 3 + 15 Punti, se ne aggiungeranno altri - 6 PUNTI BONUS (non è contemplato il caso di una doppia parola per uno stesso libro. Deciderete voi quale delle due spuntare in modo da leggere un libro per ogni parola!)
  • al completamento della triade - 30 PUNTI BONUS;


Per quanto riguarda le recensioni farà fede la data di pubblicazione sul vostro blog o sui vostri profili Goodreads e Anobii, quindi non varranno letture antecedenti al momento dell'invio della mia email di conferma! Le letture dovranno essere scelte da quel momento in poi (non potrete utilizzare libri conclusi da qualche giorno, né riletture, né libri che avrete usato già per altre parole!). Avrete tempo fino alle ore 18:00 del 20 Giugno, tutte le recensioni che arriveranno dopo tale orario non verranno prese in considerazione!


Il modulo da utilizzare per l'invio delle recensioni della triade è lo stesso che avete usato fino a questo momento e che userete durante tutta la seconda tappa (fatta eccezione per le sfide aggiuntive per le quali, vi ricordo, troverete un modulo diverso!). Ovviamente lo trovate nel post di apertura della Seconda Tappa! (qui)
La compilazione dello stesso rimane invariata, dovrete solo specificare la parola spuntata nell'apposita sezione.
Per qualsiasi dubbio potete contattarmi sul gruppo Facebook o al seguente indirizzo appuntidiunagiovanereader@gmail.com


Ed ora ecco a voi la Triade!








venerdì 26 maggio 2017

Recensione 'Il labirinto degli spiriti' di Carlos Ruiz Zafon


Buongiorno lettrici e lettori! Oggi vi parlo dell'ultimo capitolo, e capolavoro oserei aggiungere, che chiude il cerchio della tetralogia de Il cimitero dei libri dimenticati, composta da L'ombra del vento, Il gioco dell'angelo e Il prigioniero del cielo di cui vi ho abbondantemente parlato nei mesi scorsi. Questo è uno di quei romanzi che comincia quasi in sordina, che insinua nel lettore un dubbio amletico del tipo dove vorrà andare a parare lo scrittore?, per poi esplodere come una bomba ad orologeria che lo investe con una miriade di schegge.





Il labirinto degli spiriti
Carlos Ruiz Zafon


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine:  - Prezzo: 23,00 € - eBook: 10,99€
(OMAGGIO CE)


Barcellona, fine anni '50. Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella ha aperto una voragine nella sua anima, un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo.Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell'enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime.È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un'anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo.



La scelta del titolo, con la parola labirinto che quasi troneggia, non è affatto casuale. I romanzi di Zafon costituiscono un vero e proprio ciclo di storie alle quali, come in un vero e proprio labirinto, potrete accedere da un qualsiasi ingresso perché a sé stanti. Eppure, e qui risiede la sua bravura, tutte queste storie, questi capitoli, sono interconnessi tra loro attraverso quello che è un vero e proprio intreccio. 

Il lavoro di Zafon è minuzioso, curato fin nel minimo dettaglio per stabilire quel legame ciclico che si rivela, alla fine di ogni cosa, necessario. Il minimo errore sarebbe fatale, farebbe cadere il castello di carte che ha saputo sapientemente innalzare e renderebbe meno credibile la storia. Perché, alla conclusione di tutto, si può tranquillamente affermare che si tratta di un'unica storia che è stata poi divisa in quattro diversi tomi che, letti, portano a compimento l'intera trama.

Quest'ultimo romanzo è quello che chiude il cerchio e che, mi sento di dire, risveglia il lettore da quell'assopimento, quella sorta di torpore, che potrebbe averlo colto durante la lettura del secondo e del terzo volume, riportandolo agli antichi fasti de L'ombra del vento. Qui ritorna lo Zafon puro, quasi incontaminato. Quello che ha fatto innamorare milioni di lettori e battere i cuori all'unisono.
In questo romanzo giungerete al centro del labirinto, a quello che è il momento clou, l'apice. Ogni cosa vi sarà svelata, ogni singolo episodio troverà la giusta collocazione in quel quadro generale che la mente di Zafon aveva partorito sin dalla prima riga del suo primo romanzo. Questo è ciò che colpisce maggiormente il lettore perché si arriva a comprendere come ogni scelta non sia mai stata casuale, ma occupava il giusto posto per raggiungere il fine ultimo: sbrogliare il bandolo della matassa e mettere ordine al tutto, tassello dopo tassello, andando a completare uno dei più grandi mosaici della letteratura contemporanea.

Non mi dilungherò su trama e avvenimenti di quest'ultima avventura anche perché si tratta di un romanzo complesso, di ampio respiro, che deve rivelarsi pagina dopo pagina, episodio dopo episodio, a chi legge. Posso però dirvi che la narrazione affonda le radici in episodi del passato. 

Lo stile di Zafon è magnetico, preciso e puntuale come le sue descrizioni sempre chiare ed evocative. Si nota, come già avvenuto nei precedenti romanzi, un approfondito studio della storia. Ci troviamo in una tetra Barcellona post bellica, quella dei regimi totalitari e delle torture, che non fa solo da sfondo alla vicenda ma ne diventa parte integrante. Ed è questo il palcoscenico che, i personaggi, calcheranno per l'ultima volta, prima che il sipario si chiuda.
A quelli già conosciuti, se ne aggiungeranno altri in grado di bucare il foglio, complessi come qualsiasi essere umano ed altrettanto veri, capaci di conquistare il cuore del lettore. Tra tutti ho amato, incondizionatamente, quella che può considerarsi, insieme agli altri, una vera e propria protagonista. Si tratta di Alicia Gris, una combattente avvolta nella sua aura di sofferenza e indistruttibilità.

L'unica nota dolente, almeno nel mio caso, è stata la mole del romanzo. Ho impiegato un paio di mesi per portarne a termine la lettura ma credo che abbia inciso anche il fatto, e qui ci sta un bel mea culpa, che ho voluto fare una sorta di full immersion leggendo i quattro romanzi di seguito. Sicuramente avrei dovuto prendermi una pausa, tra l'uno e l'altro, ma è pur vero che ci sono della parti ripetitive, nel narrato, che avrebbero potuto essere snellite.

Nonostante ciò Il labirinto degli spiriti  è un romanzo in grado di conquistare il lettore, a partire dai fedelissimi fan di Zafon, la cosiddetta vecchia guardia, sino ai nuovi arrivati come me. Non fatevi spaventare dal numero di pagine, se saprete lasciarvi guidare nel labirinto di parole sapientemente costruito, la via d'uscita la troverete facilmente. Oh, quasi dimenticavo: preparate i fazzoletti, vi serviranno!




lunedì 22 maggio 2017

Recensione 'Gocce di Veleno' di Valeria Benatti


Buongiorno lettrici e lettori! Procedendo nel mio cammino da #bancarellablogger, oggi vi parlo di uno dei sei romanzi finalisti della 65^ edizione del Premio Bancarella. A raccontare è una donna, Claudia, che servendosi della voce dell'autrice ci trascinerà in un vortice di pagine, così come è la sua vita. Buona lettura!





Gocce di veleno
Valeria Benatti


Editore: Giunti - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 192 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 8,99€

FINALISTA PREMIO BANCARELLA 2017


Questa è la storia di Claudia, della sua ossessione per Barbablù, del suo tentativo di guarire da un amore malato e pericoloso. La gelosia di lui è eccessiva, le sue minacce reali: “Se mi tradisci, ti ammazzo”. Ma Claudia glielo ha sentito dire così tante volte che non ci fa più caso. Non ha paura, pensa che lui si prenda gioco di lei, non crede che possa ucciderla davvero, anche se a Barbablù ogni tanto piace far scorrere la lama di un coltello sulla sua pancia, percorrendola tutta, dal pube ai seni. L’ossessione continua fino a quando un giorno, all’improvviso, lei vede negli occhi di lui lampi di odio puro e finalmente si spaventa. A quel punto decide di farsi aiutare e la storia cambia, diventa un’altra, antica, rimossa, che risale nel tempo, fino alle origini del suo male d’amore. Claudia inizia un viaggio doloroso verso la guarigione. Lungo il cammino, i volti caldi di amiche e psicologhe, ma anche lo sguardo freddo di chi rifiuta la verità. Un viaggio che ogni donna dovrebbe affrontare per capire se stessa e superare la propria, piccola o grande, ferita amorosa.



Gocce di Veleno è un romanzo prorompente, che entra sottopelle e scava nella pancia. Senza giri di parole, Valeria Benatti ci racconta di un legame morboso, oscuro, violento. Un amore malato, una relazione malsana e fuori dagli schemi in cui le dichiarazioni sanno di morte. Un amore che prende, si sazia e non concede nulla in cambio. 

A raccontarsi, in quello che è un vero e proprio diario, è Claudia. Una donna malandata. Le ossa rotte e i pensieri storti. Claudia che vive di scampoli d'amore rubati agli uomini che incontra sul suo cammino. Uomini per lo più sposati, con famiglia, figli e mogli che non hanno alcuna intenzione di abbandonare. Fino a quando non si imbatte in Manfredi, ribattezzato Barbablù, e l'amore per lui diventa un'ossessione. Carismatico, potente, forte, egocentrico e narcisista, Barbablù detesta le relazioni, rappresentano una costrizione alla quale non può sottostare visto che ha bisogno di spaziare e sentirsi libero, senza dover dare conto alcuno. Un uomo geloso, e parliamo di una gelosia asfissiante, insensata e a senso unico, visto che lui continua a vedere comunque altre donne durante la loro 'relazione'. Lui che è capace di non farla sentire mai abbastanza, che le fa perdere ogni certezza, quasi fosse soggiogata dal solo guardarlo. E allora inizieranno le giustificazioni continue, come se dovesse chiedergli scusa a prescindere, la convinzione sempre più radicata che il comportamento di lui sia giusto, che abbia ragione a trattarla così perché lei non merita altro. I complessi e le insicurezze diventeranno i semi per far attecchire la paura, quel senso di condizionamento che intaccherà la quotidianità di lei anche quando lui è lontano e silenzioso.


"Quel che mi chiedo e ti chiedo è: perché? Cosa ci trovi in un uomo che ti maltratta? Cosa ci stai a fare? Non credi di meritare molto di meglio?" 
"Non so cosa mi merito, so però che la mia speranza è che lui cambi... anche grazie al mio amore e alla mia dedizione."


Con una copertina che riflette, nella sua semplicità, la storia dura racchiusa tra le pagine, Gocce di veleno è un'immersione in acque torbide, un annaspare senza poter riprendere fiato, senza una via di fuga se non precipitare sempre più verso l'oscuro fondale. Ed è proprio questo che accade alla protagonista. Claudia incarna a pieno l'immagine della donna sottoposta a violenza fisica e psicologica. Lei, con quell'indole vittimistica, sottomessa ma allo stesso tempo sognatrice, crede di poter cambiare il suo uomo. Le parole vuote di lui rappresentano il nettare con il quale addolcire la realtà, una realtà fatta di tradimenti e bugie, di lontananza e mancanze. Claudia arriverà a rinunciare a se stessa, alla sua famiglia, ai suoi amici, più in generale alla sua vita. "Mi modifico, mi reprimo, mi cancello".

Confesso che io e la protagonista non ci siamo prese subito. Leggendo, ci si trova di fronte ad uno di quei casi in cui si vorrebbe prendere a schiaffi quel personaggio così remissivo, urlargli in faccia di svegliarsi, aprire gli occhi e, gambe in spalla, fuggire da quella realtà che giorno dopo giorno le instilla gocce di dolore nel cuore. Ma Claudia è un po' come un brutto anatroccolo che diventa cigno o, ancora più calzante, un bruco. Un bruco chiuso dentro un bozzolo, piccolo e angusto come solo un bozzolo può essere, nella prima parte del romanzo, per poi diventare una bellissima crisalide in un mondo non più in ombra ma tinto dei colori dell'arcobaleno.

Attraverso uno stile graffiante, che lacera, schietto, diretto, duro, a volte crudo e senza filtri, la Benatti ci racconta di un vero e proprio viaggio di rinascita, comprovato dai diversi titoli delle sezioni in cui è suddiviso il romanzo, quasi fossero dei porti di attracco: Amour fou, Ossessione, Rivelazione e Approdo. Un processo di guarigione interiore che porterà la protagonista a riflettere sul proprio passato fino a ritrovare quel segreto che l'ha da sempre condizionata e che è sepolto in fondo all'anima, dimenticato. 

Oggi come oggi le storie di violenza sono all'ordine del giorno e questo romanzo racchiude una profonda denuncia ad ascoltare le voci silenti di chi soffre, ad aprire gli occhi su un argomento che non può, e non deve assolutamente, lasciare impassibili. Un romanzo che insegna come, alle volte, bisogna starci dentro al dolore, viverlo fino in fondo per poi poterlo spazzare via. Un romanzo che è anche un invito alle donne maltrattate a far sì che quella voce silenziosa diventi un grido di aiuto e di speranza per trovare il coraggio, il coraggio di tornare ad amarsi, il coraggio di sentirsi nuovamente libere dal giogo, affinché una nuova alba renda radioso il loro futuro. 




sabato 20 maggio 2017

The Hunting Word Challenge: Parola Bonus Seconda Tappa!




Buongiorno a tutti i partecipanti alla The Hunting Word ChallengeCome avrete intuito dal titolo, questo post è tutto per voi e riguarda la famosa parola bonus che vi permetterà di accumulare 15 PUNTI EXTRA. Adesso vi spiego per filo e per segno di cosa si tratta cercando di essere il più precisa possibile.

La parola bonus sarà sempre una, e soltanto una, nel corso delle diverse tappe. Questo vuol dire che fino al 20 Giugno, data di conclusione della Seconda Tappa, non ne troverete un'altra e che potrete utilizzarla una sola volta, proprio come avviene per le 10 parole di base.

Ancora, la parola bonus potrà essere spuntata in qualsiasi momento (ovviamente la recensione dovrà essere pubblicata e inviata sempre entro le ore 18:00 del 20 Giugno) anche se non avrete completato tutte le dieci parole iniziali che vi sono state assegnate a marzo con l'inizio della tappa. 



COME GIOCARE?


Come al solito dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non racconti, fumetti e varie ed eventuali!). 


Qual è la particolarità? In questo caso specifico la parola dovrà essere contenuta solo ed esclusivamente nel titolo del romanzo (non varrà né il collegamento per significato o idea nel titolo, né la raffigurazione in copertina), così come dovrà conservare il numero, cioè se si tratta di singolare dovrà rimanere singolare e viceversa nel caso del plurale.

Anche per la parola bonus valgono le regole della sfida principale, cioè non si può cambiare il genere da femminile a maschile e viceversa, così come non si può tradurre, in qualsiasi lingua, la parola stessa (questo vuol dire che, poiché i libri in lingua sono validi solo ed esclusivamente per eventuali raffigurazioni in copertina, come da regolamento, in questo caso non potranno essere utilizzati in alcun modo).



Per quanto riguarda le recensioni farà fede la data di pubblicazione sul vostro blog o sui vostri profili Goodreads e Anobii, quindi non varranno letture antecedenti al momento della pubblicazione di tale post! Come specificato nel regolamento le letture dovranno essere scelte da oggi in poi (non potrete utilizzare libri conclusi da qualche giorno, né riletture!).
Se, casualmente, il libro che avete scelto per spuntare la parola bonus presenta anche una delle dieci parole e viceversa, potrete usarlo o per l'una o per l'altra ma non per entrambe, come già sapete!

Il modulo da utilizzare per l'invio delle recensioni della parola bonus è lo stesso che avete usato fino a questo momento e che userete durante tutta la seconda tappa (fatta eccezione per le sfide aggiuntive per le quali, vi ricordo, troverete un modulo diverso!). Ovviamente lo trovate nel post di apertura della Seconda Tappa! (qui)
Al momento della compilazione specificatemi la parola bonus nella sezione "Parola spuntata" in modo da assegnarvi il giusto punteggio!

Credo di non avere nulla da aggiungere se non che per qualsiasi dubbio o perplessità potremo confrontarci nel Gruppo Facebook o contattandomi all'indirizzo email appuntidiunagiovanereader@gmail.com.


Ed ora ecco a voi la parola bonus della Seconda Tappa!






giovedì 18 maggio 2017

Recensione 'La fioraia del Giambellino' di Rosa Teruzzi


Buongiorno lettrici e lettori! Oggi sono emozionata e molto, molto, felice di parlarvi del nuovo romanzo di Rosa Teruzzi. Inutile negarlo, lo aspettavo già nell'istante successivo all'aver voltato l'ultima pagina del precedente lavoro, La sposa scomparsa, auspicando in una serie di romanzi, come poi è effettivamente accaduto.
Ho avuto il piacere di poter divorare questo secondo capitolo in anteprima, e per questo devo ringraziare la casa editrice Sonzogno che me ne ha inviato una copia. Il romanzo lo trovate da oggi in libreria e, tra pochissimo, conoscerete la mia opinione. Buona lettura!





La fioraia del Giambellino
Rosa Teruzzi


Editore: Sonzogno - Genere: Giallo
Pagine: 176 - Prezzo: 14,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. E` un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fioraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no?




"Spesso sono le verità taciute quelle che minano le indagini e permettono agli assassini di farla franca."

Non sono una che ha tempi di lettura brevi, direi nella media ma brevi assolutamente no. Eppure, succede di imbattersi in romanzi così ammalianti che si fa davvero fatica a metterli giù. Questo, in effetti, è uno di quei casi.
Ho ricevuto il romanzo martedì, all'ora di pranzo, ne ho iniziato la lettura nel pomeriggio e, breve pausa per la cena, durante la quale mi immaginavo ancora nel laboratorio ad osservare Libera comporre bouquet o appostata sulle scale a spiare nonna Iole nella sua tutina da yoga, l'ho terminato in serata, con sommo dispiacere. 

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un romanzo tutto al femminile in cui è proprio la voce delle donne, protagoniste o comprimarie che siano, a farla da padrone. Un romanzo in cui già l'incipit, ambientato temporalmente nel 1975, costituisce un affaccio su un passato misterioso. Passato che, inevitabilmente si ripercuoterà sul presente andando ad insinuarsi nelle vite del trio più strampalato che ci sia e che, proprio per questo motivo, è dinamite pura.

Ma andiamo con ordine. Libera, ormai conosciuta come la fioraia detective, è alle prese con il confezionamento dei bouquet, attività che, nata solo come passatempo, è divenuta, a tutti gli effetti, un impiego a tempo pieno, quando riceve la visita di una futura sposa, Manuela
Manuela non è una donna come le altre, sì ha bisogno di un bouquet, ma il vero motivo per cui si reca al casello è ingaggiare Libera affinché possa ritrovare quel padre che non ha mai conosciuto, del quale non conosce neanche il nome e del quale la madre stenta a parlare. Questo basta a far emergere quel tratto di vicinanza che accomuna la prima alla seconda perché anche Libera non ha mai conosciuto suo padre. Sarà quel sentirsi vuota dentro quando non sai da dove vieni, il vuoto delle radici ed il dolore di una giovane donna a riaprire, in Libera, una vecchia ferita fino a quel momento nascosta chissà dove e a farle accettare il caso, sostenuta da nonna Iole ma contro la volontà di sua figlia Vittoria. 
Parallelamente, in questa nuova avventura, una duplice indagine coinvolgerà le protagoniste. Un biglietto, scritto su carta a quadretti e proveniente dal passato, sarà capace di rimettere in discussione anche il presente andando a costituire un ponte tra Libera e suo marito Saverio assassinato anni addietro. 

A spiccare sugli altri elementi del trio è sicuramente il personaggio di Libera che ci viene mostrata nei panni di madre: si preoccupa delle possibili ferite sentimentali di quella sua bambina ormai donna, ma dal carattere cupo e scontroso. Libera che è tormentata dalle domande e dalla sua incapacità di rendere partecipi gli altri dei suoi stessi pensieri. Libera che ha paura di scoprire verità scomode dietro quel biglietto, che in un primo momento custodisce gelosamente, di mettere in crisi le proprie certezze e i fondamenti su cui ha costruito tutti gli anni dopo la morte di Saverio, facendola sentire sempre più analfabeta in amore.
Accanto a lei un'altra madre, Patrizia. Una donna che con il suo silenzio pensa di proteggere sua figlia Manuela, tingendo la sua vita di egoismo. Una donna senza passato, o meglio, che ha voluto cancellarlo, disfarsene, allontanandosi dalla famiglia natia. 
E poi Manuela, una donna che, al posto dei misteri da portare alla luce e quelli a cui voltare sempre le spalle, alla penombra, ha scelto i colori.

Quasi fosse un continuum, in questo romanzo viene dato ampio spazio ad una vicenda che nel primo volume era stata solo accennata e che, fungendo da filo conduttore tra un romanzo e l'altro, dona completezza alla trama stessa. Libera e Saverio, quei due ragazzi che "...non sarebbero mai diventati grandi insieme [...] per quello che poteva essere e non era stato".

Quella di Rosa è una grandissima penna e il riferimento costante ai libri, all'interno dei suoi lavori, denota non solo una profonda cultura giallistica, una conoscenza a 360° di questo genere letterario, ma anche il suo attaccamento a quei mondi fatti di carta e parole. Ed è per questo che, al pari dei grandi giallisti, nella sua scrittura ritrovo quella grandissima capacità stilistica e di costruzione che mi fa dire, a gran voce, che questo romanzo è un piccolo gioiello. In questo ultimo lavoro ravviserete una maturità stilistica che si riflette nei dialoghi brillanti e nella caratterizzazione di tutti i personaggi che calcano quello che è il palcoscenico della vita. Ma, soprattutto, quello che colpisce maggiormente è la semplicità con cui le sue donne abbracciano il mondo investigativo e sanno tenere testa ai migliori commissari in circolazione
Per non parlare dell'epilogo spiazzante che lascerà in voi un profondo senso di attesa e un po' di amaro in bocca. Ecco, l'unica nota negativa è che anche questa lettura giunge a conclusione (Sob!). 

Questo è il romanzo delle madri e delle figlie, proprio come avveniva nel precedente. Il romanzo delle bugie e delle ombre che si allungano dal passato ed inghiottono il presente. Il romanzo che insegna quanta sofferenza possano generare i segreti di famiglia ma che "...qualche volta, si può cominciare da capo, permettendo alle nostre ferite di chiudersi e diventare cicatrici, anche se non sappiamo esattamente che cosa le abbia originate".

martedì 16 maggio 2017

Recensione 'I tre volti di Ecate' di Vito Santoro


Buongiorno lettrici e lettori! In questo martedì che, almeno dalle mie parti, profuma d'estate, vi lascio la recensione di un romanzo ambientato nella mia terra, nel brindisino per l'esattezza. Un noir dalle tinte fosche per la cui lettura devo ringraziare la casa editrice Edizioni Spartaco. Mettetevi comodi, si comincia!





I tre volti di Ecate
Vito Santoro


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Noir
Pagine: 185 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Alberto e Dario sono ladruncoli, ragazzi difficili che sarebbero piaciuti a Pier Paolo Pasolini. Da una villa lussuosa i due rubano un reperto di valore, la statua di Ecate, una delle divinità più misteriose della iconografia greca, traghettatrice delle anime degli uomini nel regno dei morti. Il giorno dopo il colpo, accanto ai piedistallo vuoto, c'è il cadavere di uno sconosciuto. Chi è e perché è stato ammazzato? Del caso si occupa il commissario Nebbio, poliziotto sadico e corrotto. Attori e vittime di un gioco più grande di loro, Alberto e Dario chiedono aiuto a un miliziano solitario e dal passato in chiaroscuro, Mario Sforza, che s'impegna a tirarli fuori dai guai. Innanzitutto bisogna dar conto a Messala, ricco proprietario di un albergo, committente del furto. Ha agito per sé o per altri? E che fine ha fatto la statua? Il triplice aspetto della dea - una donna giovane, una adulta e una anziana - è un'allegoria dei modi con i quali l'uomo, nelle diverse età, riconosce e affronta la propria fine. Analogamente i protagonisti del romanzo sfideranno le tre facce della morte e saranno guidati da Ecate verso il loro inevitabile destino.



Ho letto questo romanzo in un giorno e mezzo, anche se lo si potrebbe portare a termine in uno soltanto perché è una di quelle letture che non solo tengono compagnia ma calamitano l'attenzione del lettore.
Come ho già accennato all'inizio, è ambientato in Puglia, nel brindisino, ma tocca anche Cesme, in Turchia, e Sant'Agata dei Goti, nel Sannio beneventano. E, così come la maglia del racconto si espande geograficamente andando a toccare punti differenti sulla cartina, alla stessa maniera diverse saranno le figure coinvolte nell'intera vicenda.

Tutto ha inizio con un furto su commissione, una statuetta di bronzo. Un lavoro pulito per Dario e Alberto, organizzato alla perfezione. Nella villa del Conte non avrebbe dovuto esserci nessuno, invece è comparso, a sorpresa, un uomo armato. Alberto lo colpisce con la statuetta facendo sì che, il mattino seguente, venga ritrovato cadavere ai piedi della teca ormai vuota. Da questo momento in poi inizia una vera e propria caccia all'uomo, anzi agli uomini, nella quale sarà coinvolto anche il Commissario Nebbio che, dall'alto della sua corruzione, si prodigherà in prima persona per abbattere tutti i birilli coinvolti in quella che avrebbe dovuto essere una rapina semplice e, soprattutto, pulita.

Un imprevisto che cambia le carte in tavola, è questo il punto di partenza dell'intera vicenda. Imprevisto che, alla fine del romanzo, verrà svelato non essere tale. Ecco, la bravura dello scrittore risiede in questo: dare, ma allo stesso tempo non dare, punti di riferimento, coinvolgere il lettore nell'indagine fornendogli più di una pista da seguire, facendogli credere determinate cose, per poi stravolgere tutto nel finale, andando a risolvere anche quelle questioni che sembrerebbero essere rimaste in sospeso e che invece si rivelano essere per nulla casuali. Il romanzo è un vero e proprio rompicapo, un cerchio che, solo nelle battute finali, si chiude. 

Con un titolo che è un elogio al classicismo greco e che rimanda alla mitologia, I tre volti di Ecate rappresentano il cardine, il perno, attorno al quale far ruotare l'intera storia. Le sue tre facce, che scrutano punti lontani e diversi che le altre non possono vedere, rappresentano le varie chiavi di lettura che possono essere date al romanzo, così come le differenti verità che ci vengono fornite nel corso della narrazione. Inoltre, come una forza centripeta, la statua, è in grado di attirare a sé le vite delle diverse figure che si muovono sulla scena ed, in ottemperanza a quello che è il suo ruolo di traghettatrice le accompagna lungo il cammino che conduce al Regno dei Morti. Quasi fosse una maledizione, l'ambivalenza statua-morte è strettamente radicata in ogni singola pagina. 

"Una giovane, un'adulta e un'anziana. Tre età e tre rappresentazioni diverse, ma si tratta di un'unica donna. La più giovane impugna un coltello con il quale taglia il collegamento con la vita. È lei che recide il cordone che lega l'anima al corpo. Lo vedi il serpente che l'avvolge? Con la sua caratteristica di cambiare pelle simboleggia la trasformazione. Il serpente rappresenta il passaggio dalla vita terrena all'oltretomba. La donna con la corona e la fiaccola invece ha il compito di illuminare il cammino. Lei accompagna le anime lungo il percorso che conduce all'aldilà. Infine la donna anziana, la saggia, colei che custodisce la chiave che apre le porte degli inferi."


Con uno stile diretto, un ritmo coinvolgente e serrato e una scrittura in cui il punto di vista e gli scenari cambiano a seconda del personaggio che in quel momento prende possesso delle parole su carta, Vito Santoro ci presenta un romanzo ben costruito e strutturato. Un romanzo in cui tutti sono legati tra di loro a doppio filo, ma ognuno cerca di tirare i remi in barca per prendersi gioco del prossimo. Un romanzo in cui si parla sopratutto di scelte, giuste o sbagliate che siano, di rappacificazioni con il proprio passato e con il proprio presente, di ricordi che scottano la pelle, di gioventù bruciata dall'alcol, dalla droga e dalle rapine e di un destino a cui, ineluttabilmente, soccombere.
Un romanzo in cui tutti, un attimo prima, sono carnefici e quello dopo si trasformano in vittime sacrificali. 




domenica 14 maggio 2017

Sneak Peek di Maggio!

Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria



Buona domenica miei cari lettori!
Siamo giunti alla metà di Maggio e questo vuol dire che è il momento del nostro consueto appuntamento. Siete pronti a venire con me in libreria, seppure virtualmente? Bene, prendete carta e penna, aprite i salvadanai e riempite i vostri portafogli perché questo è un mese in cui è concesso fare pazzie!!!


In libreria dal 2 maggio


Trama:


Stefano ha ventidue anni e una vita tranquilla. Simpatico, belloccio e con la battuta sempre pronta, divide il suo tempo tra le serate a Trastevere con gli amici, il lavoro che non ama particolarmente ma che gli permette di avere una casa tutta per sé, le polpette piene d'amore di mamma e la storia con Michela. Sembrerebbe andare tutto per il verso giusto eppure a Stefano qualcosa non torna. Non può fare a meno di sentirsi incompleto, fuori posto, fuori cuore. Stare con Michela gli ha fatto capire che "con una donna puoi ridere, mangiare, guardarci un film, scoparci tutta la notte, prenderci il caffè insieme e correre comunque il rischio di non amarla". Perché l'amore vero è un'altra cosa. E sta da un'altra parte.Allora succede che ritrovare un dischetto di cartone con sopra disegnato un pettirosso dia uno strattone alla sua vita costringendolo a ripensare a quando, dieci anni prima, era poco più che un bambino. E a ricordare quegli occhi scuri e profondi, quelle lentiggini che diventavano una costellazione, quel modo goffo e particolarissimo di tirarsi da parte i capelli rosso fuoco. Da quel momento niente ha più senso se non andare a cercarla, ovunque sia, rischiando di perdere tutto pur di ritrovarla. Lei, Alice, il pezzo mancante, la ragazzina che ti guardava in un modo che non sai spiegare, in un modo che ti sentivi subito a casa. Perché, davvero, certe volte perdersi diventa l'occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché "si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene".




In libreria dal 3 Maggio


Trama:


Aurora Scalviati era la migliore, fino al giorno di quel conflitto a fuoco, quando un proiettile ha raggiunto la sua testa. Da allora, la più brava profiler della polizia italiana soffre di un disturbo bipolare che cerca di dominare attraverso i farmaci e le sedute clandestine di una terapia da molti considerata barbara: l’elettroshock. Quando per motivi disciplinari Aurora viene trasferita in una tranquilla cittadina dell’Emilia, si trova di fronte a uno scenario diverso da come lo immaginava. Proprio la notte del suo arrivo, una donna viene uccisa. Il marito è scomparso e l’assassino ha rapito la loro bambina, Aprile, di nove anni. Su una parete della casa, una scritta tracciata col sangue della vittima: «Tu non farai alcun male». Aurora è certa che si tratti dell’opera di un killer che ha già ucciso in passato e che quella scritta sia un indizio che può condurre alla bimba, una specie di ultimatum… Ma nessuno la ascolta. Presto Aurora capirà di dover agire al di fuori delle regole, perché solo fidandosi del proprio intuito potrà dissipare la coltre di nebbia che avvolge ogni cosa. Solo affrontando i demoni della propria mente potrà salvare la piccola Aprile ed evitare nuove morti…




In libreria dal 4 Maggio


Trama:


Forti, ambiziose e piene di talento, Lee e Bryan sono disposte a tutto per avere successo nel lavoro e realizzare le proprie aspirazioni professionali. Nella loro vita non c'è tempo per banalità come l'amore. La carriera viene prima di tutto. Finché un incontro non cambia radicalmente la loro prospettiva... Rintracciare il celebre scrittore di romanzi horror Hunter Brown e svelarne i segreti è diventata quasi un'ossessione per Lee, reporter della rivista Celebrity, e quando scopre che lui sarà ospite di un convegno in Arizona capisce che quella è un'opportunità da non perdere. Ma il maestro del soprannaturale si rivela anche un maestro della seduzione, e Lee si rende conto che per avere l'esclusiva, questa volta, le sue doti di giornalista non saranno sufficienti. Perché per svelare le sue carte, Hunter si aspetta di essere ricompensato... Per Bryan, affermata fotografa freelance, pubblicare un reportage sulla prestigiosa rivista Life Style è un'occasione a cui non può rinunciare, anche se dovrà realizzarlo insieme a Shade Colby. L'impresa si prospetta tutt'altro che facile, perché lui ha fama di essere un solitario, difficile e scostante, e tutto lascia pensare che il loro viaggio sarà un disastro... Per le due amiche è giunto il momento di mettersi in gioco, di prendere dalla vita ciò che hanno sempre desiderato. Ma non sempre si ottiene ciò che si crede di volere.




In libreria dal 4 Maggio


Trama:


Quando si deve smettere di sperare? Beth se lo chiede ogni giorno, guardando suo figlio Jake in un letto di ospedale. Jake avrebbe bisogno di un trapianto, ma né lei né Michael, il marito, sono compatibili. Inoltre Michael è orfano e Beth, che non ha mai conosciuto il padre, ha perso la madre poche settimane prima. Ma ecco che accade il miracolo: frugando tra alcune vecchie carte, Beth scopre di essere stata adottata. E, oltre lo sconcerto e la tristezza, Beth intravede la luce di una possibilità: da qualche parte, vicino a lei, potrebbero esserci dei parenti biologici compatibili con Jake. Inseguire quella luce diventa per Beth come un'ancora di salvezza in un oceano di dubbi. Armata solo del proprio coraggio e delle pochissime informazioni che è riuscita a recuperare, Beth inizia a combattere contro un muro di silenzi, reticenze e segreti. Ma non si arrende. Perché sa che l'amore è una luce impossibile da soffocare, e sarà quella luce a mostrarle la via. Perché questa è una battaglia che deve vincere a ogni costo. Perché solo ritrovando il proprio passato potrà salvare il futuro di suo figlio.




In libreria dal 9 Maggio


Trama:


«Milano era per me quell'attimo beato e irripetibile nella vita in cui si spalanca davanti a te tutta la meraviglia del mondo E poi, all'improvviso, mi sono ritrovata depressa in pigiama e spalmata sul divano dei miei.» Michela ha fatto il grande salto. Dalla sua Piccola Città del Sud è arrivata a Milano piena di entusiasmo e aspettative. L'ha amata da subito e, quando ha trovato impiego in una famosa agenzia pubblicitaria e anche un fidanzato, ha pensato che tutto quello che voleva era esattamente lì e in quel momento. Peccato che ora, dopo nove anni di vita nella metropoli, le tocchi fare ritorno al paesello, senza lavoro e senza fidanzato. A trentasei anni, quasi trentasette, è comprensibile che non l'abbia presa bene. E che si trascini dal letto al divano di casa dei suoi, fumando una sigaretta dietro l'altra e nutrendosi solo di Lexotan, non fa pensare che possa riprendersi in fretta dalla batosta. Per fortuna però ci sono l'inarrestabile cugina Giulia - l'unica in famiglia con uno stipendio fisso, quello che le passa l'ex marito - e una bimbetta di dieci anni sbucata un giorno sul pianerottolo. Sguardo vispo e parlantina sciolta, ma un fardello troppo grande per la sua età, Aurora vive sola con il papà, un bell'uomo schivo e dai modi un po' formali. Sarà lei a riscuotere Michela dal suo torpore e, con la saggezza dei dieci anni, a farle capire che la vita ti regala di continuo nuove occasioni. Basta saperle cogliere.

venerdì 12 maggio 2017

Recensione 'Le stanze dei ricordi' di Jenny Eclair





Le stanze dei ricordi
Jenny Eclair


Editore: Sperling&Kupfer - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 372 - Prezzo: 18,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Londra, Kennington Road. La grande casa georgiana al numero 137 è in vendita. Tanto affollata un tempo, ora è soltanto un nido vuoto, troppo grande per una donna sola. Troppo carica di ricordi per chi non vuole più essere prigioniera del proprio passato. E così Edwina Spinner, ex artista e illustratrice, ha deciso di andarsene. Mentre conduce l'agente immobiliare di stanza in stanza, si sente trasportare indietro nel tempo. La sua mente torna a cinquant'anni prima, quando si era trasferita lì dopo le nozze, giovanissima, con il primo, grande amore. Torna ai suoi bambini, i gemelli Rowena e Charlie, così imprevedibili, così diversi. Torna al secondo marito e al figlio acquisito, che l'ha sempre detestata – e che lei ora non riesce nemmeno a nominare. Ogni angolo della casa è intriso della loro gioia, delle loro lacrime, del loro sangue. Ci sono porte da cui Edwina sente ancora risuonare risate cristalline. Altre che preferirebbe non aprire mai più, per non lasciare uscire i segreti più inconfessabili. Come il ricordo della notte che ha spezzato per sempre la sua famiglia. Ma nemmeno Edwina conosce davvero tutta la storia. La verità su quella notte è un mosaico al quale mancano alcune tessere: un indizio nascosto in un baule mai aperto, una confessione rimandata da troppo tempo. E, per scoprire tutta la verità, Edwina dovrà affrontare proprio l'unica persona che non avrebbe voluto rivedere mai più.



Credo che a tutti sia capitato, almeno una volta, di passare davanti ad una vecchia casa, magari anche abbandonata, e di domandarsi chi abbia sorriso o pianto tra quelle mura, come si presentava alla vista dei passanti a suo tempo, o ancora di immaginare da quante e quali stanze sia costituita al suo interno.

Anche a Londra, al numero 137 di Kennington Road, c'è una casa, in stile georgiano. Una casa, tre piani, una miriade di stanze e una donna, Edwina, la protagonista del romanzo.
Da solitaria allieva di un college a sensibile studentessa d'arte, da giovane moglie a madre e, infine, a vedova. Diverse identità incassate una dentro l'altra in quel corpo che, oramai, stenta a riconoscere, la cui vista la angoscia così come il cambiamento che le appare sotto forma di nemico. Edwina è una donna anziana e, soprattutto, sola. E questo senso di anzianità e solitudine traspare sin da subito, sin da quando si presenta al lettore, nuda e fragile. 
A farle da spalla, quasi, una casa, ma non una qualsiasi, il civico 137 al quale è rimasta aggrappata troppo a lungo intessendo un legame così serrato che i cambiamenti della vita della protagonista si sono riflessi in qualche maniera in quelli della casa. Una casa in decadenza come le sue membra.
L'unica alternativa possibile è andarsene, vendere l'immobile che, nonostante la sua grandezza è, paradossalmente, troppo stretto per la povera Edwina perché carico di ricordi per una donna che non vuole più essere prigioniera del proprio passato. 

Inizia così il romanzo della Eclair. Un romanzo che è un viaggio a ritroso nel tempo, sul viale dei ricordi. Un viaggio sulle strade impervie della vita, fatto di salite repentine, discese improvvise e brusche frenate. Una casa le cui stanze sono come cipolle, uno strato dopo l'altro di memorie. Ogni stanza costituisce il punto di affaccio su un ricordo, su quei famosi cassetti della memoria in cui riponiamo di tutto: gioie, dolori e cianfrusaglie. Fiduciosi di ritrovare tutto lì, ad attenderci. 

Ma il romanzo è molto più ampio e questo non emerge dalla sinossi. Diverse sono le storie che ci vengono presentate così come le voci che narrano la vicenda. Strutturalmente, infatti, può essere ripartito in tre grandi sezioni affidate a tre diversi narratori: Edwina, Fern, che apparentemente non ha alcun legame con l'altra donna e con la sua famiglia, e Lucas, il figliastro della protagonista, una sagoma ritagliata in un cartone, un bambino che si era sempre sentito fuori posto. A loro si alterneranno, sul finale, voci solitarie ma che di questo aggettivo hanno ben poco perché ogni personaggio è legato all'altro da un filo conduttore. 

Il raccontare di Edwina è un accavallarsi di pensieri, di accenni ad episodi già avvenuti nel suo passato ma a noi sconosciuti. Ciò non disturba il lettore, ma lo rende più curioso incentivandolo a proseguire, a mettere ordine in quel mosaico di informazioni, un tassello dietro l'altro. Conosceremo Ollie, il marito che amava, e Dickie, quello a cui era grata; i gemelli, Rowena e Charlie. Ecco quest'ultimo è, forse, il personaggio più affascinante, il punto in comune con tutte le voci che si raccontano, il file rouge. Quel ragazzo che, a seconda della prospettiva, sapeva apparire come un tipo completamente diverso agli occhi di chi lo guardava.

La scrittura della Eclair è ricercata, ricca di descrizioni precise e puntuali e, inevitabilmente, conquista il lettore, così come le voci dei suoi personaggi che premono per raccontarsi. Un vero e proprio puzzle in cui i singoli episodi vanno a costituire un disegno di più ampio respiro. 

Un romanzo complesso che ruota attorno all'avverbio chissà, una continua riflessione su quello che è stato ma col senno del poi. Un romanzo che racconta i segreti e i drammi di una famiglia che non sembra tale, costellata da fratture insanabili e da identità che non potrebbero essere più diverse di così, e quelli di una casa intrisa di sangue, sudore, amore, risate e tradimenti che un aspirapolvere o uno straccio non potranno mai cancellare. Un romanzo che insegna l'importanza dei legami di sangue e la forza del perdonare. 




martedì 9 maggio 2017

Blog Tour - Gita a Borgo Propizio. 2^ Tappa: Il Castelluccio



Benvenuti lettori!
Eccoci giunti alla seconda tappa bel Blog Tour Gita a Borgo Propizio, dedicato all'uscita del nuovo romanzo di Loredana Limone, La felicità vuole essere vissuta, edito dalla Salani, organizzato insieme ai blog:




Allora siete pronti? Lasciandoci alle spalle la Latteria di Belinda dove, ho saputo, avete gustato un delizioso bicchiere di latte alla vaniglia (c'è ancora qualcuno tra voi che si sta leccando i baffi, in senso metaforico, si intende!), prepariamoci a proseguire con la 2^ Tappa nella quale, non solo sfoglieremo alcune pagine del secondo romanzo, E le stelle non stanno a guardare, ma faremo un salto al Castelluccio. Bene, zaini in spalla e seguite il mio ombrello (ogni guida turistica che si rispetti ne ha uno!), ma prima, da bravi, voltatevi verso il chioschetto dell'edicola e salutate Dora, la pettegola del borgo (non ditelo a voce alta!), non sia mai che dica che siete un gruppo poco educato!





Una bella scarpinata, non trovate? D'altronde il Castelluccio non poteva mica sorgere a valle. Ora, indossate le vostre cuffiette, alzate il volume della vostra audio-guida ché vado a cominciare...

Il Castelluccio è una piccola rocca medievale che, come testimonia il vostro fiatone (non siete molto atletici o sbaglio?!), si erge imponente sulla cima della collina. Incoronato da quattro torrette, fu costruito per volere di un signorotto con bianca pietra lavica che, secondo antichi racconti, nelle giornate di sole emanava un bagliore addirittura accecante. Tuttavia anche il tramonto gli conferisce riflessi suggestivi. Immoto e rassicurante, fino a qualche anno fa l'edificio versava in condizioni di abbandono ma, grazie alla nuova amministrazione comunale, con a capo il Sindaco Felice Rondinella, il Castelluccio è tornato al suo antico splendore, a cominciare dalla pavimentazione che, come i vostri piedi avranno notato, non è più ballerina. Ma seguitemi all'interno, voglio mostrarvi qualcosa di straordinario.

Il Signor Sindaco, ergendosi a paladino dell'antico, ha fatto in modo che il Castelluccio diventasse, nientepopodimeno che, un grandioso museo medievale e non un hotel con tante di quelle stelle da sembrare un firmamento. Ammirate questi cimeli, è stato lo stesso Sindaco a recuperarli andando a scavare e riscavare nel passato tra gli oggetti abbandonati, nascosti ed ignorati. Mi raccomando, guardate ma non toccate! Ehi tu, laggiù, non hai visto il cartello all'ingresso? Niente foto!!! Roba da matti.

Il Castelluccio è un edificio così maestoso ed imponente che, in una delle sue ali, ospiterà la biblioteca civica di prossima apertura che sarà dedicata ad Aldighiero il Cortese, la cui storia vi vado a raccontare...

"Buttati definitivamente alle spalle i secoli bui del Medioevo, per il borgo iniziò un lungo periodo di splendore [...] Signore dell'epoca era il principe Aldighiero, detto il Cortese per l'innato garbo nei gesti e nei pensieri che lo contraddistingueva. Il Cortese era un uomo colto e raffinato, grande ammiratore di Lorenzo il Magnifico di cui emulò le gesta e condivise le passioni, e al quale dedicò la nostra piazza principale che fu, sì, centro di commerci, ma anche di arti e saperi. Merito anche della sua amata sposa, la soave Rolanda la Minuta, unica figlia del suo acerrimo nemico, nonché largo cugino, Manfredi il Fiero che, quando gli divenne suocero, gettò alle ortiche un odio antico di cui si era ormai persa la ragione. Rolanda, una donna tanto piccola quanto grande, grandiosa, che un miracolo aveva salvato da morte certa partorendo Primobaldo I, l'erede di Aldighiero. [...] Una sovrana indimenticabile, venerata dal popolo più del marito. Grazie alla loro sensibilità, il nostro paese attraversò anni felici e fruttuosi [...] perché non c'erano soprusi e vessazioni."


Il Borgo e il Castelluccio hanno sempre esercitato una malia arcana che forse si sprigiona dall'aria resa trasparente dalla brezza di pendio o forse dalla leggenda del fantasma che, per decenni, si è aggirato senza pace sulle torrette del Castelluccio e la cui ombra si poteva scorgere nelle notti di luna piena. Non ridete, miei cari, questa è una storia vera, che quasi nessuno racconta più, e complessa. Una storia alla quale, per paura o per incanto, i borghigiani sono rimasti legati perché ha dipinto pennellate di giallo su uno sfondo rosa. Protagonisti sono uno sceicco, un tradimento. una rapina, un ciabattino e, badate bene, un suicidio (un coro di Ooooh! si alza dalla folla!).

Bene, il nostro tour sta per giungere a conclusione, ma c'è ancora una piccola sorpresa per voi. All'uscita vi saranno distribuite alcune copie de la Voce del Castelluccio, non fate caso agli errori ortografici o grammaticali, il sindaco ed Ornella provvederanno anche a questo, spero! 
Inoltre, troverete Francesco, detto Chicco, che vi offrirà un assaggio del biancomangiare, la pietanza tipica delle tavole nobiliari medievali a base di pollo o pesce, mandorle, amido di riso, zucchero e spezie, la preferita di Isabella di Castiglia, ovvero la regina di Cristoforo Colombo. 
Spero sia di vostro gradimento, trattandosi di un esperimento (Oh, oh, questo forse non avrei dovuto dirlo!).

Ora vi lascio nelle mani di Lea e Stefania, le Due lettrici quasi perfette. Starà a loro, giovedì 11 maggio, raccontarvi, nella suggestiva cornice di Piazza della Resurrezione, del terremoto che, ahimè, ha sconvolto Borgo Propizio.

Per me è stato un vero piacere farvi da Cicerone. Vi ricordo che per partecipare all'estrazione di una copia cartacea del nuovo libro, accompagnata da una borsina del BlogTour, dovrete commentare tutte le tappe del Tour, entro e non oltre le ore 12 di domenica 21 maggio!






venerdì 5 maggio 2017

Recensione 'E le stelle non stanno a guardare' di Loredana Limone





E le stelle non stanno a guardare
Loredana Limone


Editore: TEA - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 382 - Prezzo: 10,00 €


Tanti sono gli avvenimenti che scombussolano le giornate di Borgo Propizio e dei suoi numerosi abitanti, come la sempreverde zia Letizia, indaffarata a gestire la latteria insieme a Belinda, nipote acidina; le due sorelle Mariolina e Marietta, con il loro teatrino di litigi e riappacificazioni; l'amabile Ruggero, rozzo-che-piace; Dora, più pettegola che giornalaia; il maresciallo capo Bartolomeo Saltalamacchia... Con a capo il sindaco Rondinella, il paese sfoggia una nuova zelante giunta, il cui assessore alla Cultura, il nevrotico professor Tranquillo Conforti, incarica Ornella di organizzare un evento per l'inaugurazione della biblioteca. Sì, perché il paese ora vuole la sua biblioteca civica. E dovrà essere un evento speciale, o meglio spaziale, addirittura un festival letterario, sotto le luccicanti e propizie stelle del borgo. Be', non sempre propizie. Le chiacchiere ricominciano il giorno in cui giunge Antonia, una forestiera dai boccoli ramati, che porta un misterioso bagaglio interiore. Scappando da se stessa, è alla ricerca di un luogo dove curare l'anima, tanto da decidere che lì organizzerà la propria vendetta d'amore. Una vendetta contro chi? E perché? Quale che sia il motivo, è un piatto che andrà servito freddo. Ma Antonia non sa che Borgo Propizio ha il dono di cambiare la vita di coloro che varcano la sue mura merlate.




Parlarvi di Borgo Propizio è un po' come tornare a casa. Per la verità, ho da tempo progettato di preparare armi e bagagli e rifugiarmi in codesto luogo ameno e dalle tante sfumature bucoliche. Magari aprire un piccolo negozietto lungo le viuzze che conducono al cuore dello stesso o ancora una piccola libreria dagli scaffali impolverati popolati da antichi volumi. Ma basta svelarvi i miei progetti, è tempo che vi racconti di questa seconda ed entusiasmante avventura.

Protagonista indiscusso, come già avevamo avuto modo di constatare nel primo romanzo, è il Borgo, un luogo "...incontaminato, incastonato in una collina di frutteti e di vigneti, sotto un cielo sempre limpido grazie alla brezza di pendio e avulso dalla frenesia della modernità...". Borgo che ha visto la nascita di una nuova amministrazione comunale con a capo il sindaco Felice Rondinella, il ritorno all'antico splendore (Casteluccio compreso), fino all'ampliamento a fondovalle. L'agenzia Viaggi Propizi non è mai stata tanto oberata di lavoro; la latteria "Fatti mandare dalla mamma", gestita da Belinda e zia Letizia, continua a sfornare deliziose crostate alla crema dolce di ceci e bicchieroni di latte alla vaniglia; l'Hotel Rimembranze ed il ristorante annesso sembrano essere tornati agli antichi fasti grazie anche al ritorno del figliol prodigo. Borgo Propizio splende di una luce nuova, una luce che ammanta e conquista al punto tale da esigere l'organizzazione di un festival dal titolo altisonante ed evocativo: Sotto Stelle Propizie

Con Loredana Limone alla regia, ed una macchina da presa sempre in movimento, il romanzo si tramuterà in un vero e proprio sceneggiato le cui sfumature virano dalla commedia, alla tragedia, al giallo, fino a toccare le vette del romantico. 
Ci imbatteremo in nuove storie, in cambiamenti repentini ed improvvisi, amori corrisposti ed altri di mera facciata. Ritroveremo i borghigiani che tanto amiamo, autoctoni o trapiantati: Dora, che non ha perso colpi nel suo essere pettegola; Ornella, alle prese con l'organizzazione del famoso festival; zia Letizia, che spera ancora di poter incontrare il Grande Musicante; Mariolina che, a causa della vita coniugale ha abbandonato il Borgo per trasferirsi a casa di Ruggero in compagnia dei suoceri ottuagenari; Marietta che soffre per la lontananza della suddetta e spera di incontrare, a sua volta, l'amore della sua vita. Ma ne conosceremo anche di nuovi. 
Tra tutti, il personaggio che ho più amato è stato quello di Antonia, una donna in fuga da se stessa e con la disperazione dipinta sul viso. Una donna che si rifugia a Borgo Propizio, un luogo che, con la sua geografia ed il suo accogliente calore, le permetta di dimenticare la sua storia e i tasselli di un doloroso puzzle amoroso in cui Amore fa rima con Dolore. Un amore folle, un amore quasi malato che invece di costruire, rende tutto macerie.

Ed è proprio grazie ad una prosa accogliente ed uno stile che coccola e avvolge il lettore, attraverso l'alternarsi di un coro di voci, vere e tangibili, che si raccontano, che resteremo incantati dalla capacità dell'autrice di presentarci storie comuni, di paese, ma sopratutto di farlo con delicatezza e velata e tagliente ironia.
Un romanzo che, ancora una volta, lascia nel lettore un senso di tranquillità, di serenità. Un romanzo che profuma di buono, un po' di solitudine ma anche di armonia, quella che regna sovrana e che si manifesta attraverso il famoso motto 'L'unione fa la forza!'.

Se vi siete già imbarcati in questa avventura saprete, come me, che Borgo Propizio saprà riaccogliervi come un porto sicuro, se invece siete nuovi e avete tutta la voglia di partire, non vi farà mai sentire degli estranei, anzi, saprà coccolarvi e conquistarvi come pochi romanzi sanno fare!





mercoledì 3 maggio 2017

Monthly Recap Aprile!


Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso



Buongiorno lettori!
Siamo ormai a maggio e, con qualche giorno di ritardo, mi accingo a riepilogare, insieme a voi, quanto avvenuto nel mese appena trascorso. Aprile per me è stato Tempo di Libri e se vi siete persi il mio resoconto lo trovate qui. Questo vuol dire che si è letto molto, molto, poco ma si è comprato all'ennesima potenza. Siete pronti? Iniziamo!



LETTURE E RECENSIONI





"Un romanzo che manca di quella discesa improvvisa, di quell'ostacolo da evitare, di quel qualcosa che renda la lettura meno piatta e meno scontata di come appare. Ogni cosa sembra già decisa, il sentiero tracciato sin dalle prime pagine, senza quel colpo di coda che renda il tutto meno inevitabile". (RECENSIONE)


"Con un narrato ed uno stile sensibile ed emozionante, che coinvolge, avvolge e coccola il lettore, respireremo il profumo del sud, le usanze di una classica famiglia meridionale che sono quelle di un intero popolo. Leggere, almeno per me, è stato come tornare a casa". (RECENSIONE)





"Un thriller che non vorresti mai riporre ma continuare a leggere tutto d'un fiato, ben strutturato e scenograficamente curato in ogni dettaglio, in ogni singola azione o parola, tanto da farlo sembrare un film. Un romanzo al cardiopalma, in cui in alcuni momenti tratterremo il fiato ed in altri, quello stesso fiato, lo avvertiremo sul collo". (RECENSIONE)



LIBRO DEL MESE



"Con una prosa ammaliante, che fluisce in maniera poetica, come una musica o meglio una sinfonia, ricercata, antica, che si muove nell'aria, che vibra attraverso le corde di mille violini, ci sarà raccontato di attese e mancanze. Un connubio perfetto su cui poggiano le solide fondamenta di quella che è una vera e propria favola moderna". (RECENSIONE)







LIBRI SUI MIEI SCAFFALI


Aprile è stato il mese degli omaggio ma, soprattutto delle spese folli. In foto vi mostro il mio bottino, frutto soprattutto del mio viaggetto a Tempo di Libri. Ora, guardate la pila e immaginate la lotta greco-romana che abbiamo fatto non solo per portarceli dietro in metropolitana, ma, soprattutto, sul treno del ritorno. Un plauso a mio fratello, Antonio, che si è sacrificato per la patria libresca (alias la mia libreria!).