lunedì 6 giugno 2016

Recensione 'La tristezza ha il sonno leggero' di Lorenzo Marone


Buon lunedì miei cari lettori! Giugno avanza pian pianino ed io sono qui, comodamente seduta, pronta a lasciarvi la mia opinione post lettura di un romanzo che ho amato alla follia.
So che siete abituati a leggere una sorta di antefatto in queste poche battute iniziali, quello che mi piace definire preambolo, ma in questa occasione devo farne a meno. Vorrei che il romanzo si presentasse a voi, quasi spontaneamente, tra qualche riga. Vi auguro una buona lettura, sperando di riuscire a trasmettervi un briciolo di quanto il lettore possa provare nel corso della lettura de "La tristezza ha il sonno leggero" di Lorenzo Marone.





La tristezza ha il sonno leggero
Lorenzo Marone


Editore: Longanesi - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 370 Prezzo: 16,90 € - eBook: 4,99€


Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli, È uno di quei figli cresciuti un po' qua e un po' là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre, Sulla soglia dei quarant'anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l'appuntamento con la sua vita. E uno per uno deciderà di affrontare le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza.






Ci sono romanzi che ti si cuciono addosso avviluppandosi alle tue membra. È un po' come essere nudi prima di incontrarli e ritrovarsi improvvisamente vestiti di tutto punto nel momento in cui se ne è iniziata la lettura.
Ci sono romanzi che entrano nella vita di ogni lettore in punta di piedi fino a conquistarsi il proprio spazio, fino a diventare una costante certa e assoluta della sua quotidianità al punto da non riuscire a distogliere il pensiero neanche un attimo da quelle pagine, da quelle storie, da quei personaggi.
Ci sono romanzi che, una volta terminati, ti lasciano dentro un senso di vuoto, di perdita, di lutto. Si rimane orfani. Una parola forte, una parola alla quale difficilmente si riesce a dare un peso specifico vero e proprio fino a quando, poi, non ci si imbatte ne "La tristezza ha il sonno leggero", un romanzo che è tutto questo e molto di più.
Leggere Lorenzo Marone equivale a prendere il largo, a lasciarsi condurre attraverso quelle che sono le imperfezioni della vita così imprevedibile e contraddittoria. Equivale a compiere un viaggio, non solo tra le pagine inchiostrate, ma un viaggio interiore, spirituale. Un viaggio verso quella che è la vita. La vita vera. E allora, per affrontare al meglio la traversata, sarebbe opportuno recuperare un bagaglio vuoto e molto capiente affinché sia possibile stipare tutto quello in cui ci si imbatterà nel lungo, meraviglioso e malinconico cammino. La mia valigia, devo ammetterlo, non era completamente vuota. In un angolino risiedeva la paura. La paura di non provare determinate emozioni, di restare immune al fascino della scrittura di Lorenzo ma, ovviamente, così non è stato e quella stessa paura è volata via a partire dall'incipit. 


"Si dice che il carattere di una persona si formi nei primissimi anni di vita. Sono i primi che influenzano tutto il resto. Una bella fregatura. Perché basta che per un motivo o per l'altro quel periodo non vada per il verso giusto, che sei rovinato per sempre."


Per potervi parlare di Erri Gargiulo, un nome che è tutto un programma, frutto della sfrenata passione di suo padre Raffaele per Henry Charles Bukowski e di un impiegato dell'anagrafe poco attento e con una forte propensione all'italianizzazione, è necessario partire proprio da quella valigia di cui vi ho parlato poc'anzi. Una valigia che, nel suo caso, ha un proprio peso a causa dei rimpianti, dei rimorsi, e delle scelte mancate che hanno caratterizzato tutta la sua esistenza. Una valigia che è come un macigno soprattutto ora che si trova alla soglia dei quarant'anni, ed è tempo di bilanci. Soprattutto ora che sua moglie ha deciso di lasciarlo. Soprattutto ora che il peso di due famiglie grava ancora di più sulle sue spalle: lui che è sempre stato 'l'altro figlio', 'l'altro fratello' a seconda dei casi. Sì, perché Erri è figlio di genitori separati. Renata, sua madre, dalla quale riceve esigue attenzioni si è risposata con Mario e da questa nuova unione sono nati Valerio e Giovannino. Da suo padre Raffaele, davanti al quale Erri non ha il coraggio di aprire bocca, e dalla compagna Rosalinda è invece nata Flor. A questo allegro quadretto va aggiunto un ulteriore personaggio, Arianna, figlia del precedente matrimonio di Mario.
Arianna ed Erri rappresentano due facce della stessa medaglia, segnati da un eguale destino: essere 'mezzi figli'.
Sarà proprio grazie ad una cena organizzata da Renata, alla quale saranno tutti presenti, eccetto la famiglia paterna, che Erri inizierà a raccontare e a raccontarsi. Una cena in cui svelare qualcosa di importante e che si rivela essere un ottimo palcoscenico su cui mettere in mostra incomprensioni, litigi, frustrazioni, parole non dette e sentimenti sopiti di quella che è una particolare famiglia allargata.


"Non so, credo che, in realtà, le cose vadano così, le persone si incontrano, si piacciono, si amano, percorrono insieme un pezzetto di strada e, infine, si perdono, senza un reale motivo. O, forse, il motivo c'è, ed è quello di permettere nuovi incontri, diversi amori, altri inizi."


Lorenzo è un cantastorie. Con il suo stile semplice, pulito, ammaliante e ricco di dialoghi è in grado di costruire storie quotidiane, di raccontare di persone, di nuclei familiari che incontreresti semplicemente varcando la porta di casa. Quello stesso mondo che a volte è fuori e altre volte è proprio tra quelle mura domestiche.
Il romanzo si sviluppa in crescendo; si parte da un Erri che inizia a parlare di sé al suo pubblico e voi siete lì, incuriositi, che lo ascoltate affascinati. Poi afferra la vostra mano e vi conduce nei meandri più segreti del suo vissuto e a quel punto il gioco è fatto: siete amici. Ed è allora che siete pronti a varcare le giuste soglie, ad esplorare le giuste stanze per conoscere le varie persone che le abitano. E qui mi ricollego ai personaggi, quelle figure delineate attraverso poche pennellate di colore. Così veri, così reali che sembrano quasi prendere vita: ti scorticano la pelle, insinuandosi al di sotto di essa, strato dopo strato, fino a raggiungere le corde del cuore, fino a graffiare l'anima.
Tra tutti spicca la figura del protagonista che si autodefinisce il primogenito in assoluto, colui che si ritrova a barcamenarsi, più che a vivere, tra le sue due famiglie. E proprio questo suo essere 'il primo figlio' è la causa di ogni suo male. Lui che non vuole esprimere quello che prova, che preferisce restare in panchina a guardare la vita scorrergli davanti, uno che le giornate non le trascorre, le subisce. Uno che sceglie di non scegliere. Un uomo che ha paura di tornare a vivere. Un uomo per cui "...già iniziare comporta un notevole dispendio di energie, rifare da capo qualcosa non rientra nelle sue abitudini...".
Per quanto possa sembrare un inetto, un incapace, non si riesce ad odiare Erri, anzi ci si affeziona ed è proprio in questo che risiede la bravura di una grande penna come quella di Lorenzo.

Questa è una storia di 'famiglie allargate', di mezzi figli, di perdite, di abbandoni, di legami che si spezzano e di altri che sono sempre stati lì, ad un palmo dal naso, e che bisognava semplicemente rinsaldare.
Si rimane orfani di Erri, è vero, ma felici di aver incrociato il proprio cammino col suo. Felici di sapere che è lì, che ha smesso di accovacciarsi con le spalle al muro e gli occhi chiusi in attesa che il mondo decida per lui, che ha svuotato quel suo bagaglio tanto pesante.
Lui ce l'ha fatta perché i buoni, almeno nei romanzi, vincono sempre!






14 commenti:

  1. Cara Anna,
    mi ha fatto sorridere il fatto che all'inizio eri preoccupata e ne immagino il motivo ;-)
    Ma con Marone si può sempre stare traquille: non delude mai.
    Anche io questo romanzo corale l'ho amato molto e soprattutto mi ero affezionata a Flor e a Mario e quasi speravo in un seguito (almeno per Flor).
    Il prossimo romanzo lo comprerò di corsa e ad occhi chiusi.
    Bellissima recensione...ma che penna magica hai tu????
    un caro saluto da Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Lea! Non immagini quanto fossi terrorizzata a fine lettura :) Scrivere e pubblicare la recensione mi ha ricordato la stessa sensazione che si prova ad un esame universitario. Sono contenta di essere riuscita a trasmettere quello che volevo far trapelare attraverso le mie parole. Un bacione!

      Elimina
  2. Ciao Anna! Ho acquistato questo romanzo subito dopo la sua uscita ma non l' ho ancora letto! Non so dirti il perché, forse ne ho sentito parlare troppo e ho bisogno di aspettare... che arrivi il momento giusto per leggere Erri, o forse paura di rimanere attaccata alle sue pagine e diventare una Lorenzo Marone dipendente!!!!Ahahaha, in ogni caso lo leggerò! Complimenti per la recensione, molto curata e ben scritta! Rosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Rosa! Tra le due opzioni propenderei per la seconda: Lorenzo crea dipendenza! Pensa che sento già il richiamo di Cesare de "La tentazione di essere felici" ma credo di dover aspettare un po' per gustarmelo come merita :)

      Elimina
  3. Ciao Anna, hai scritto come sempre una recensione bellissima. Anche io ho letto da poco questo romanzo ma non mi ha soddisfatto come pensavo, soprattutto non mi ha convinto proprio il protagonista, mentre i personaggi di Flor e Rosalinda (a modo loro anche Valerio e Arianna) sono quelli che mi rimarranno impressi più a lungo. Indiscutibile però la capacità stilistica di Marone, l'episodio della cena con i vari flashback si presterebbe benissimo alla trasposizione cinematografica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo! Ho pensato anche io alla trasposizione cinematografica con questa tavola rotonda in apertura con tutti i commensali seduti. Erri che pian piano ne inquadra uno ed inizia a raccontare :)

      Elimina
  4. che recensione splendida hai colto appieno l'essenza di Erri Gargiulo. mi è piaciuto molto anche il tuo paragonare Lorenzo ad un cantastorie ... brava!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, la definizione di cantastorie ha preso piede nella mia mente sin dalle prime pagine: più procedevo più affiorava e più affiorava più ne ero convinta. Insomma una voce ammaliante quella di Erri che poi è quella di Lorenzo :)

      Elimina
  5. Ehm... che per caso sono io la responsabile della tua paura? Dì di no, ti prego, ché altrimenti qui mi crocifiggono!
    Sappi, però, che anche io avevo un po' paura: perché tu sai tutto del mio rapporto con questo libro, con il suo autore, i personaggi e pensare che non potesse piacere, mi dava un po' di ansia!
    Ma niente, Lorenzo ha colpito anche te!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. No my dear! Tranquilla, tu non sei responsabile di nulla, anzi sono io che devo ringraziarti per avermi fatto conoscere Lorenzo! La paura era dovuta proprio al fatto che non sapevo se sarei stata coinvolta come avrei voluto e come mi capita quando mi innamoro di un romanzo. Tuttavia credo che la recensione parli da sé :)

      Elimina
  6. L'ho finito di leggere da poche ore ed è in corso una dura lotta per metabolizzarlo. Questo romanzo è tanta, tanta roba!
    Do un mezzo voto in più a "La tentazione di essere felici", l'ho trovato più armonioso nell'insieme, come struttura narrativa, ma è sicuro che Erri non lo dimenticherò tanto presto.
    Recensione bellissima, ma tanto che lo dico a fare? Ha ragione Lea, quando dice che hai una "penna magica".
    P.S. Non mi aspettavo che per una volta avresti cominciato a leggere un autore dal suo ultimo romanzo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Rosa, sono felice che anche tu abbia avuto modo di leggere di Erri. Io Cesare ho deciso di conoscerlo dopo le vacanze estive proprio perché so che amerò anche lui. Grazie mille per i complimenti, sono contenta che la recensione sia piaciuta anche a te :)

      P.S. Non sarà l'unico caso a quanto pare! Ho letto Dorn partendo dall'ultimo :D

      Elimina
  7. Eccomi Anna, Erri mi aspetta, sta lì sullo scaffale della mia libreria, quella dei libri in attesa, il suo momento è quasi giunto, ormai tutti l'hanno letto, ne hanno parlato, l'hanno recensito. Forse è quello il motivo per cui io ancora non l'ho fatto mio, o semplicemente non è ancora giunto il suo momento. Senza dubbio lo amerò, Lorenzo è impossibile non promuoverlo, inanzitutto per la sua umiltà, che traspare dalla sua penna, ma anche per la sua capacità di raccontare la vita così com'è. Mi hai dato un assaggio di Erri e mi hai spinta un altro pochino verso di lui, è sempre un piacere leggerti. Bacio :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ed io non vedo l'ora che tu lo legga e te ne innamori. Lorenzo sa come conquistarsi i lettori: con la semplicità!
      Bacio

      Elimina