venerdì 18 marzo 2016

Recensione 'La ragazza di fronte' di Margherita Oggero


Buongiorno lettori, quello del venerdì sembrerebbe essere diventato un appuntamento fisso nel quale mi piace salutarvi prima del weekend. Anche oggi vi lascerò la mia opinione post lettura di un romanzo nei confronti del quale nutrivo profonde aspettative. Sto parlando de "La ragazza di fronte" di Margherita Oggero e so che molti di voi erano curiosi di sapere cosa ne pensassi, bene, ci siamo, è giunto il momento. Buona lettura!





La ragazza di fronte
Margherita Oggero


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 223 - Prezzo: 18,50 € - eBook: 9,99€


Quando era bambino, arrivato a Torino dal Sud, lui era rimasto incantato dalla bambina che leggeva seduta sul terrazzino di fronte. Quando era bambina, tormentata dai fratelli gemelli scatenati, lei si rifugiava sul balcone per sognare le vite degli altri. La vita ha rimescolato le carte, e lei è sola, con un solo motto - “bastare a me stessa” - e un solo piacere segreto: spiare da dietro le tende, al buio, la finestra di fronte. Fino a quando succede una cosa imprevista, anzi due: che fanno battere forte il cuore... Un romanzo delizioso, a più voci, che dà uno splendido spaccato della storia sociale di Torino negli ultimi cinquant’anni e soprattutto racconta una storia d’amore sorprendente e bellissima. Il protagonista fa il guidatore di Frecciarossa, un altro personaggio è l’ultimo solitario guardiano di una diga nascosta tra le montagne, un altro ancora è un affascinante professore di fisica negli Stati Uniti... Ciascun personaggio è caratterizzato in modo affascinante e contribuisce a fare di questo romanzo un coloratissimo mosaico contemporaneo.






Lo confesso, trovo molto difficile parlarvi delle letture che non hanno lasciato nessuno strascico una volta riposto il libro sullo scaffale, che non mi hanno coinvolta al punto tale da far sì che le parole e i pensieri prendano forma da soli e che, alla stessa maniera, si imprimano sullo schermo che ho davanti. Come vi ho annunciato nelle righe iniziali, nutrivo profonde aspettative in questo romanzo, pensavo che mi avrebbe lasciato qualcosa dentro, qualcosa a cui aggrapparmi e su cui tornare a riflettere nei giorni successivi, un po' come mi accade spesso, ma così non è stato. 
E non mi nasconderò dietro la frase che noi lettori siamo soliti propinare, ovvero che forse non era il suo momento, perché credo che ogni momento sia buono per leggere un libro, per percepirne il richiamo, indipendentemente dal nostro stato d'animo del quale, io, me ne frego altamente! Se scelgo di leggere un libro che parla d'amore quando il mio cuore è infranto proseguo imperterrita, perdendomi in una valle di lacrime e consumando un numero più elevato di fazzolettini, questo è ovvio, ma ne porto a termine la lettura perché io ho scelto quel libro. Insomma tutto questo per dire che non userò la scusa del 'non era il momento giusto!' per giustificare il fatto che a me questo romanzo non sia piaciuto poi tanto. Tuttavia c'è una cosa che mi fa arrabbiare ancora di più e cioè che, nonostante tutto, questo libro si è lasciato sottolineare, sulle sue pagine ci sono dei fantastici e colorati bookmark ma...
Esatto, sugli appunti che sono solita prendere durante la lettura troneggia un grande e imperioso MA? con tanto di punto interrogativo. Ora mi sa che è necessario spiegarvi un po' di cose ed è bene partire dalla storia narrata. 

Come avrete letto nella sinossi, o come non avrete letto perché non tutti ci si soffermano, le vicende prendono piede a Torino e vedono coinvolti due giovani protagonisti: Marta e Michele. Attraverso un'alternanza di capitoli, in cui tessere del presente si mescoleranno a tessere del passato, riusciremo a farci un'idea del loro stile di vita e soprattutto dei loro caratteri. Marta è una donna adulta, indipendente e sola, la classica figlia di papà. Una persona rigida e precisa, una persona a cui piace barricarsi dietro al vittimismo, che non ha superato l'abbandono materno da una parte, continuando a giudicare questa figura evanescente della sua vita, e la fine di un grande amore dall'altra. Una donna con un disagio di vivere, che non riesce a tagliare del tutto i ponti col proprio passato tanto da non riuscire a fidarsi di nessuno abbracciando in tutto e per tutto il suo motto: bastare a se stessa. Tuttavia Marta ha un suo piacere segreto, spiare da dietro le tendine della propria casa la finestra di fronte, dalla quale la separa solo un cortile. 
Parallelamente al personaggio femminile di cui vi ho parlato fino ad ora troviamo Michele. Figlio di immigrati, ha da sempre avuto un rapporto sporadico con i suoi genitori, è anche colui che associa alla parola famiglia solo la figura di Peppino, suo nonno materno. Un uomo che si è fatto da solo, un uomo al quale il lavoro in azienda stava stretto, che non voleva sottomettersi al sistema, al dover fare carriera per raggiungere una certa posizione solo alla soglia dei quarant'anni, un uomo che preferisce vivere di azzardi. Ma, accanto a tutto questo, Michele è anche uno che non è capace di costruire e mantenere una relazione, che preferisce trascorrere una serata con gli amici piuttosto che con la ragazza del momento.
Marta e Michele ci vengono presentati da adulti, ma attraverso quei tasselli di cui vi parlavo, scopriremo di come, in realtà, le loro vite si erano già intrecciate in tenera età, quando bambini si erano sbirciati dai rispettivi balconi per poi perdersi di vista. Ma si sa il destino è solito metterci lo zampino per cui i due torneranno ad essere dirimpettai e a questo punto è bene che io mi fermi.


"Ma lei, lei si ricorderà di me? Probabilmente no, anche se allora alzava spesso gli occhi a guardarmi, io me li sentivo addosso i suoi occhi e mi sforzavo di non alzare i miei dal libro, essere guardato mi metteva il miele nel cuore ma non riuscivo a trattenermi per più di un paio di secondi e la guardavo a mia volta, un dialogo di occhi muto e breve che mi faceva sentire importante, mi dava coraggio, mi aiutava a sopportare quei giorni che in casa erano sempre grigi come l'inverno."


Lo ammetto, messa così la questione sembra davvero interessante, ci sarebbero tutti i presupposti per una grande storia, ma la verità è un'altra. Devo ammettere che anche lo stile dell'autrice non aiuta; si tratta di un modo di raccontare molto particolare, a tratti schietto, a tratti prolisso e, in altri punti, addirittura privo di segni di interpunzione. Anche la scelta della terza persona contribuisce a tracciare una sorta di demarcazione, a rendere il tutto ancora più freddo e distaccato, a far sì che si resti al di fuori della storia, che non si vivano i sentimenti raccontati, che non si parteggi né per l'uno né per l'altro. 
Non ho poi apprezzato la scelta di dedicare la maggior parte del romanzo allo scorrere della vita dei due protagonisti, come se i due procedessero su binari paralleli ma senza toccarsi mai. Solo nella seconda parte del romanzo ci sarà, e aggiungerei un 'finalmente!', quel contatto tanto cercato ma che sembrerà quasi come una toccata e fuga. Tutto questo mi ha portato a pensare ma dov'è la sorprendente e bellissima storia d'amore di cui tanto si parla nella sinossi? Vi giuro, mi aspettavo che le sarebbe stato dedicato il giusto spazio, la giusta importanza ed invece viene relegata alle sole battute finali senza essere accompagnata da quegli aggettivi che pure la definiscono, o dovrebbero farlo, e che sono sorprendente e bellissima. 
Insomma una lettura piatta, lenta e che ho avuto difficoltà a portare a termine, devo ammetterlo. Mi è molto dispiaciuto perché della Oggero ho sempre sentito parlare e mi incuriosiva approcciarmi al suo mondo e al suo modo di scrivere. Tuttavia credo che potrò concederle una seconda possibilità, sperando che mi faccia ricredere, visto che uno dei libri sparpagliati, scelto dalle LGS per la lettura in lungo e in largo in tutta Italia, appartiene proprio a lei. 




17 commenti:

  1. Mannaggia, stavolta ho toppato. Mi spiace, Maestà :(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma che toppare, tu non toppi mai! Comunque era nei miei pensieri leggere qualcosa della Oggero per cui non è assolutamente colpa tua, tuttavia si è rivelata una scoperta poco piacevole, diciamo così!

      Elimina
  2. Capisco cosa ti ha infastidito dello stile, come sai sono anche io reduce da una delusione con la Oggero... Credo non sia proprio l'autrice adatta a me!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Effettivamente abbiamo riscontrato gli stessi "difetti". Peccato aver scoperto che tu li hai ritrovati nel romanzo che speravo di leggere per potermi ricredere :D

      Elimina
  3. Ciao Anna, in effetti a me è capitato di mollare un libro credendo il momento fosse quello sbagliato per poi riprenderlo e leggerlo con piacere, però è un caso raro. Per quanto riguarda il libro in questione mi sembra di capire che anche preso in un altro momento il risultato sarebbe stato il medesimo.
    Conoscevo già il tuo pensiero, anche se speravo che superata la metà la tua opinione migliorasse...
    Pazienza, ti rifarai! Io grazie a te me ne terrò alla larga :-)
    A proposito, ho intrapreso un certo viaggio in Alabama/Pulaski che mi sta piacendo un sacco, grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Cuore, rispondo con ritardo perché so che la Flagg è bella e terminata! Voglio proprio sapere cosa ne pensi ;)

      Elimina
  4. E' davvero un peccato quando le aspettative riposte in un libro non vengono soddisfatte.. Io non ho mai letto nulla di questa autrice e non conoscendola abbastanza mi affido alle tue parole e al momento non gli dedico attenzione.. Invece sono molto incuriosita dalla tua attuale lettura.. attendo di leggere il tuo parere :) è un libro che tengo in wishlist ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di solito noi lettori "esperti" riusciamo a tenerci librarmi da quei libri che non ci ispirano in alcun modo ma questa volta ci sono cascata in pieno. Mi sono rifatta con quello che attendi di conoscere
      ;)

      Elimina
    2. Non so da dove sia uscito librarmi ma era lontani! :D

      Elimina
  5. I narratori esterni possono sollevare un polverone di problemi, quando l'autore non mantiene la giusta padronanza. Se poi la storia proprio non ne vuole sapere di prendere la piega giusta ... beh la parola adatta, senza tanti fronzoli, è D-I-S-A-S-T-R-O.
    Meriti però una lode per aver espresso i tuoi dubbi con impeccabile chiarezza.
    Mi accodo dietro Choco: anch'io aspetto di vedere come andrà con Alice Basso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per fortuna Rosa! La cosa di cui ho sempre il timore è spiegare perché un libro non mi sia piaciuto in quanto temo sempre di dire troppo o troppo poco. Ma tu mi confermi che mi sono salvata, questa volta ;)

      Elimina
  6. Ero indecisa se leggere questo o il libro della Basso come bonus per la challenge di lettura, ma poi mi sono decisa per l'altro e vedo che anche tu hai quello in lettura! Questo magari lo leggerò più in là, ma dalla tua recensione non sembra molto convincente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Scelta più che azzeccata, non c'è paragone! Spero che la Basso ti sia piaciuta tanto quanto a me :)

      Elimina
  7. Ciao Anna!! Questo libro, tra tutti quelli proposti per la Challenge, era quello che meno mi ispirava, e ora sono felice di aver seguito l'istinto!! ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Brava! Tu lo avevi individuato subito, io quando ero già a metà e non mi andava di mollarlo su due piedi! Però fa parte della vita del lettore imbattersi in qualcosa che non sempre ci aggrada :)

      Elimina
  8. Concordo con te su tutto.... una lettura patta. L'ho vagamente salvato solo per la parte di Michele

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero! Ci sono un po' rimasta male perché poteva essere una bella storia, peccato!

      Elimina